La voce del paese

ANTELMI: QUANDO LA POLITICA INVADE



Da sempre, nella mia vita, mi sono confrontato con gli altri: con le persone che conosco poco, con i colleghi di lavoro, con amici con cui condivido l’identica passione politica, con gli avversari di altra ideologia.   Ritengo il confronto sempre e comunque utile, arricchente, mai sterile; anche quando ognuna delle due parti rimane sulle proprie posizioni; anche quando questo confronto è difficile e si dilunga, magari in riunioni, incontri e appuntamenti apparentemente senza senso eppure così utili a far crescere la personalità di ciascuno e in definitiva la nostra stessa società.   Pensavo che questa mia visione dei confronto da attuarsi sempre con il massimo rispetto per la persona che mi sta di fronte, fosse condiviso da tutti, per sempre.   Mi accorgo, oggi, che così non è. Mi illudevo.   E’ grande la differenza fra chi si confronta lealmente e chi, invece, vuole a tutti i costi avere ragione, portarti dalla propria parte – con le buone o le cattive –, arrivare a blandirti o minacciarti pur di ottenere il risultato sperato.   Ecco, quindi, che scatta la strategia: il ricorso al potente di turno per impedirti di muoverti liberamente, di pensare, di agire come meglio ritieni, in contrapposizione alle loro azioni  alle loro idee; atteggiamenti che purtroppo la storia italiana non troppo lontana ha vissuto durante l’epoca fascista.   Ebbene: è una strategia che non mi appartiene e dunque che rigetto “in toto”, uno stile di vivere e di fare politica che trovo orribile perché mira ad esercitare un potere che è stato dato per migliorare la vita delle persone, non per affossarle; che esercita la propria “presunta” superiorità, il legame derivate da un ruolo per minacciare, incutere timore, “continuare” a fare soprusi.   Non ci sto, né ora, né mai.

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