OPERAZIONE MEMORIA: PALUMBO (PD) SPIEGA LA STORIA DELLA SUA ELEZIONE

La strategia è
sempre quella: delegittimazione, denigrazione, creazione di uno o più nemici.
Per emergere. O almeno provarci.
Un importante
amministratore (uscente) del nostro Comune sta tentando la scalata in qualche
partito per provare a candidarsi alle Elezioni Provinciali ma la partita è
difficile. E così invece che far leva sulle proprie capacità, sul suo onore,
sulle proprie risorse ha avviato (anzi: fatto avviare) una campagna di
denigrazione e disconoscimento nei confronti dell’Italia dei Valori (il neo
segretario Marco Lapenna sarebbe illegittimo…ma chi lo dice…boh!) e il Partito
Democratico…antidemocratico, chiuso alle istanze di chi sta fuori…
Nei prossimi giorni
intervisteremo Lapenna per farci raccontare il suo punto di vista. Per oggi
vogliamo farvi rileggere un articolo comparso poco più di un anno fa sul
quotidiano “Il levante” in cui Rino Palumbo, segretario cassanese del PD,
ricostruiva le vicende legate alla sua elezione e soprattutto gli antefatti, il
ruolo di Gentile e le sue richieste. Che, non esaudite, lo mandarono su tutte
le furie: da qui la cacciata della Busto la chiamata di Giustino come nuovo
assessore.
Attenzione: le
dichiarazioni di Palumbo contenute in questo articolo (il titolo è quello originale e fu pubblicato il 20 marzo 2008),
non sono MAI state smentite né corrette da alcuno, pertanto sono da ritenersi
veritiere.
Gentile, affiancato da Tunzi, mandò tutti gli accordi
all’aria. Con un sms.
PD, Palumbo smentisce il sindaco e rilancia
“Fu lui a chiedere più posti per sé in Coordinamento a
scapito dei partiti”
Le accuse di inciucio? Respinte al mittente. La voglia
sfrenata di poltrone? Idem, con l’aggravante che fu Gentile a chiedere più
posti nel Coordinamento. Dialogo e confronto? Sì, con un sms, tipo innamorati.
Non la manda a dire, Rino
Palumbo, segretario del Partito Democratico cassanese e alle accuse del
sindaco Giuseppe Gentile rivolte contro il partito di Veltroni (che questo
giornale ha pubblicato ieri su queste
pagine) ribatte colpo su colpo e ad appena ventiquattro ore di distanza.
La ricostruzione di Palumbo è precisa e puntuale tant’è
che stando alla sua versione dei fatti alcuni fra gli stessi componenti del
Direttivo avrebbero concordato che era andata proprio così.
Insomma, l’anatema del sindaco – che lo ricordiamo è
esponente del PD, eletto nella Assemblea Regionale del partito – lanciata
contro la sezione cassanese durante l’ultimo Consiglio Comunale, è stato
completamente smontato dal segretario del PD.
“Nei giorni che
hanno preceduto le Primarie del 14 ottobre prima e del 10 febbraio –
scrive Palumbo in una nota diffusa ieri – ci sono stati degli incontri tra le forze politiche che confluivano nel
Partito Democratico con la partecipazione dei segretari dei Ds, della
Margherita e dei Socialisti Autonomisti. Fu accettata, su indicazione
della componente diessina, preoccupata della mancanza di unità del futuro
partito e che non ravvisava alla vigilia delle imminenti Elezioni Politiche la necessità
di effettuare una “conta” interna, un possibile equilibrio che si concretizzava
nella rappresentanza all’interno del Direttivo Sezionale di otto componenti
riconducibili ai DS, di sette alla Margherita e di cinque ai Socialisti
Autonomisti.”
“Dopo questa intesa – ricorda ancora il segretario PD – a pochi giorni dalla competizione e presentazione delle liste per la
elezione del coordinamento tutto è stato messo in discussione con l’intervento
del Sindaco Gentile che, presentatosi all’incontro in qualità
di Componente Regionale ed accompagnato dal Consigliere Comunale Ezio Tunzi,
non confutò l’accordo raggiunto, ma chiese per se “degna rappresentanza”. La
sua richiesta fu di poter esprimere direttamente tre nominativi e che di
questi, in egual misura, dovevano farsi carico i tre partiti presenti
all’incontro.”
Gentile, in pratica, chiedeva più posti nel Direttivo
dicendo ai partiti di lasciargli un posto in ciascuna “corrente”. Evidentemente
il suo obiettivo era quello di assicurarsi la maggioranza mel Direttivo del PD.
“Individuando, con
l’intesa di tutti e tre le anime politiche, in Giuseppe Gentile il ruolo di
Garante del PD Cassanese – è ancora Rino Palumbo a parlare – in virtù dell’incarico ricoperto a
livello regionale, chiesi ai Ds di sacrificare un posto del Direttivo
congiuntamente alla Margherita, atteso che la componente socialista era stata
già penalizzata nella suddetta intesa, e di affidare allo stesso Gentile la
designazione dei rappresentanti nel Coordinamento Provinciale. La mia proposta
fu accettata; con un SMS, a ventiquattro ore dalla presentazione della lista,
fui avvertito dallo stesso Sindaco circa la sua non disponibilità a proseguire
nel suo ruolo di Garante e che, di fatto, ogni accordo era
venuto meno, creando non poche difficoltà a tutti quelli che si erano
prodigati nel raggiungimento di una intesa e che ora si vedevano costretti a
ricostruire un percorso unitario non più realizzatosi, costringendo ogni ex
componente politica a costruire un percorso autonomo nella competizione delle
primarie del 14 febbraio.”
Il tutto con la ingombrante presenza di Ezio Tunzi, ex
consigliere di minoranza della Lista Zullo e da qualche mese passato armi e
bagagli dalla parte di Gentile che, lo ricordiamo, nel 2004 aveva fatto la
campagna elettorale anche, se non soprattutto, contro i “delinquenti” come
Tunzi dicendo che se avesse vinto un personaggio del genere si sarebbe
costruito dovunque a Cassano, anche per le strade così come era già avvenuto
sulle Murge cassanesi.
E’ sempre Palumbo a rivelare che alla richiesta di
Gentile, in quella riunione preparatoria delle elezioni del 10 febbraio “si aggiunse la richiesta di Tunzi,
dichiarando espressamente di “essere la Margherita” e quindi non riconoscendo la mia persona qualificata per interloquire con
le altre forze politiche. La mia replica a quest’ultima pretesa fu durissima,
denunciai l’intento spartitorio e declinai qualsiasi richiesta avanzata dallo
stesso Sindaco affinché considerassi le indicazioni del Consigliere Tunzi che
voleva vedersi rappresentato nel futuro Direttivo Sezionale.”
Cosa successe quando dalle elezioni del 10 febbraio venne
fuori una maggioranza non gradita a Gentile? “In quelle ore – ricostruisce Palumbo – la reazione di Gentile, quasi per rappresaglia, fu l’azzeramento degli
incarichi assessorili, con la contestuale riassegnazione, ad eccezione di Domenica
Busto che veniva sostituita dal ripescato Filippo Giustino e
senza che da parte della maggioranza consiliare si fosse operato un democratico
confronto circa le prospettive future”.