CASSANO INVEST E ZONA PIP: ARGANESE (PD) DICE LA SUA
“Cassano Invest”? Un modello poco adatto al nostro teritorio. La nuova zona industriale? Chi dice che ve ne sia reale bisogno.? E quei prezzi troppo alti non favoriscono le imprese, in un momento di forte crisi economica.
Il capogruppo del Partito Democratico in Consiglio Comunale, Quirico Arganese spiega, in questa intervista, quel che a suo parere non va nel modello prospettato dal Sindaco Di Medio e approvato dalla maggioranza consiliare. Con qualche alternativa.
L’Amministrazione Di Medio ha varato qualche settimana fa la “Cassano Invest”, società mista pubblico-privata, che dovrà gestire la nuova zona industriale di Cassano e in generale programmare la politica economica locale : qual’è il suo giudizio da capo dell’opposizione di centrosinistra ma anche da tecnico su questo punto?
Il nostro gruppo consiliare PD-Vivi Cassano nell’ultimo consiglio comunale ha votato “contro” la delibera proposta dalla maggioranza in quanto riteniamo non corretta l’intera progettazione ed impostazione con la quale si intende realizzare la nuova zona industriale. Eravamo preoccupati in Consiglio Comunale che la impostazione adottata dalla maggioranza non potesse raggiungere l’obiettivo prefissato.
Ritengo a mio parere, in questo momento storico, che il modello gestionale ed il piano di gestione proposto dalla maggioranza in consiglio comunale non sia adeguato alle esigenze attuali delle nostre imprese e del nostro territorio. Sinteticamente ritengo che il costo eccessivo dei lotti agli assegnatari, tra l’altro mai certo, e la gestione dello nuova area industriale a cura di una società mista siano fattori di debolezza che sicuramente incideranno sul buon esito della proposta.
A nostro parere, quindi, l’impostazione è destinata a fallire.
In consiglio comunale ho insistito, insieme ai miei colleghi di PD-Vivi Cassano, e richiesto al Sindaco di ritirare la proposta da deliberare con la nostra disponibilità a collaborare per la revisione del piano di gestione e della impostazione al fine di adeguarla alle esigenze del territorio. Eravamo infatti disponibili a considerare favorevolmente una impostazione della nuova zona industriale basata sulla “finanza di progetto” che avrebbe consentito di avere costi certi e prezzi definitivi per la assegnazione dei lotti ai privati.
Che cos’è la “finanza di progetto”?
La “finanza di progetto” è una forma di finanziamento tramite la quale le pubbliche amministrazioni possono ricorrere a capitali privati per la realizzazione di progetti e infrastrutture ad uso della collettività e nel nostro caso quello della nuova zona industriale. In tal modo le spese per la realizzazione di un’opera pubblica possono essere sostenute totalmente da privati (imprese di costruzione) anche se negli ultimi tempi vi sono casi di finanza di progetto misti. I vantaggi di questa collaborazione tra pubblico e privato sono reciproci. Le pubbliche amministrazioni possono portare a compimento interventi importanti e spesso necessari, altrimenti non consentiti dalle disponibilità di bilancio. L’investitore privato ottiene, invece, la concessione per lo sfruttamento economico dell’opera realizzata. Nel caso della nostra zona industriale il privato costruttore avrebbe in un secondo momento restituito l’opera con prezzi certi ed i privati imprenditori valutato l’opportunità di acquistare i lotti con serenità e senza vincoli quali la costituzione di consorzi misti.
La “finanza di progetto” avrebbe permesso di iniziare a realizzare una nuova zona industriale che sarebbe stata pronta nel momento in cui l’economia locale avrebbe ripreso a correre. Vari comuni della provincia di Bari hanno adottato questo strumento per realizzare una zona industriale.
Vi sono, a suo parere, alcuni punti poco chiari sullo Statuto, ad esempio quando si parla di Amministratore Delegato o Comitato Esecutivo, senza specificare funzioni, ruoli, ecc.?
Le clausole statutarie della società erano chiare. In consiglio comunale però le ritenevo non adeguate allo scopo. Infatti durante il consiglio comunale ho sollevato vari punti di debolezza dello statuto. Ricordavo, infatti alla maggioranza che senza le modifiche di tali punti pochi imprenditori avrebbero accettato incondizionatamente di divenire soci nella società mista insieme al comune.
Stesso discorso vale per la bozza di regolamento di assegnazione che non prevede e non consente per esempio il leasing immobiliare per gli imprenditori assegnatari, carica sul privato i costi di una eventuale istruttoria ed i vari vincoli esistenti che farebbero divenire non “appetibile” la nostra zona industriale da parte delle imprese atteso che non vi un prezzo agevolato di assegnazione.
La società potrà anche infrastrutturare, costruire, affittare…è un limite o un qualcosa in più che si è voluto dare? E con quali prospettive?
Questi modelli gestionali sono a mio parere ormai “fuori commercio”. Pochissimi sono gli esempi positivi di gestione di una zona industriale attraverso un consorzio misto. Sono ancora del parere che il comune, in questo momento, deve realizzare le infrastrutture e se non ha le disponibilità anche attraverso lo strumento della finanza di progetto. Dopo la realizzazione delle infrastrutture assegnare ai privati le aree ed i lotti con costi e prezzi al metro quadro certi.
In consiglio comunale ho riconosciuto alla maggioranza una particolare innovazione nel progetto e nel modello gestionale ma a questa innovazione era anche correlata una certa confusione e la mancanza di una azione strategica. Questo poteva essere già desunto dalla denominazione della società ovvero “Cassano Invest Agenzia locale di sviluppo”. Già qui non si capiva se la maggioranza intendeva costituire un soggetto misto attuatore e gestore della zona industriale, i cui soci privati dovevano essere necessariamente gli assegnatari dei lotti, oppure si intendeva costituire una agenzia locale di sviluppo le cui funzioni sarebbero diversi. Infatti una agenzia elabora scenari di sviluppo sostenibile dal punto di vista sociale, economico, culturale ed ambientale individuando le priorità da sottoporre ai decisori politico-istituzionali. Si dimenticava la vera funzione di una agenzia di sviluppo che è quella di essere il “luogo” di incontro di molteplici soggetti istituzionali, politici, economici, sociali e culturali. In una agenzia per lo sviluppo il vero capitale sociale non sono i soldi ma il territorio che è quel bene immateriale indispensabile allo sviluppo. Insomma la funzione di una società consortile denominata Agenzia per lo sviluppo è costruire un tessuto istituzionale, sociale ed economico più coeso e competitivo; fare massa critica per rappresentare e promuovere gli interessi della società e delle comunità locali; aumentare la capacità di competere negli scenari della globalizzazione, esercitare una funzione di raccordo, tra Istituzioni, Cultura, Economia e Società del Sistema Territoriale e nella filiera istituzionale. Una cosa ben diversa rispetto alla Cassano Invest.
Chiaramente sono d’accordo alla costituzione di un organismo che possa essere veramente una agenzia di sviluppo ma questo non potrà essere fatto dalla Cassano Invest.
Quale sarà il reale controllo sull’operato della società da parte della politica?
Costituire una società mista è cosa molto seria ed una giusta impostazione potrebbe essere una concreta possibilità di sviluppo se la società viene costituita per un fine ben specifico e se tutte le regole riguardanti la costituzione ed il funzionamento della società sono chiare, trasparenti e giuste. Nel caso specifico della Cassano Invest a mio parere sarà la parte privata a “valutare” la bontà delle regole che l’attuale maggioranza ha inteso dare alla società mista da costituire.
Nello Statuto della “Cassano Invest” non sono previste incompatibilità. Ad esempio, l’assessore ai Lavori Pubblici potrà fare l’amministratore delegato e magari assegnare a imprese amiche un appalto: che ne pensa?
A questa domanda preferisco non rispondere.
Perché, secondo lei, è fallito il modello consortile proposto dall’Amministrazione Gentile, per cui tutte le imprese che in precedenza si erano dette interessate, hanno poi declinato l’impegno?
La precedente procedura ha fallito per due ragioni. La prima, per il momento storico che viviamo. Ovvero siamo in piena crisi e mancanza di investimenti da parte delle imprese. Il secondo motivo riguarda il modello scelto ovvero l’obbligo da parte delle imprese di costituire un consorzio e costringerli a realizzare le urbanizzazioni con la mancanza di costi e regole certe. Questi modelli dovrebbero nascere al contrario. Ovvero dovrebbero essere i privati a consorziarsi, prima, e poi presentare delle progettualità al comune.
Come vede questo nuovo bando? Vi sarà la possibilità di veder nascere nuove imprese a Cassano o sorgeranno capannoni destinati a rimanere vuoti o, nella peggiore delle ipotesi, il bando andrà deserto?
Il mio pensiero l’ho già esternato in consiglio. Preliminarmente ritengo doveroso evidenziare alcuni principi di base che dovrebbero portare alla riflessione e dare la possibilità in questo modo di rispondere a tutti i lettori.
Dobbiamo sapere, infatti, che il P.I.P., oltre ad essere uno strumento di pianificazione urbanistica in senso stretto, costituisce uno strumento, importantissimo, di politica economica, che dovrebbe avere la funzione di incentivare le imprese, offrendo alle stesse, ad un prezzo politico, le aree occorrenti per il loro insediamento e la loro espansione.
Pertanto i piani per gli insediamenti produttivi, i PIP, devono cioè rispondere, anche sotto il profilo del dimensionamento, a reali ed accertate esigenze economico-sociali e produttive del territorio, nonché, soprattutto, a concrete prospettive di utilizzazione.
Prima di procedere ad una loro adozione una amministrazione dovrebbe procedere ad una accurata analisi economico-sociali e da opportune ricerche di mercato, i cui esiti devono poi risultare idonei a giustificare l’attuazione del piano, favorendo l’insediamento di attività produttive che incrementino il valore dello stesso territorio.
E’ mancata, a mio parere, questa delicata fase di preparazione.
In consiglio comunale ho rimarcato che due cose erano certe.
La prima è che il prezzo non sia politico. Infatti dal piano di gestione del PIP si evince che il prezzo di assegnazione dei lotti al metro quadro ai privati imprenditori sarà di euro 14,00 fino alla fase dell’esproprio, poi di ulteriori € 8,00 per le urbanizzazioni ed infine si richiedono agli stessi € 4,30 a metro quadro ogni anno per 30 anni. Per questi motivi alla fine il prezzo di assegnazione arriverebbe, seppur in 30 anni, a circa 140 euro. Questo modello è stato necessario per avere il massimo delle premialità per ricevere i contributi dalla regione per la realizzazione delle infrastrutture.
La seconda cosa certa è che in questo momento storico non risponda alle reali esigenze economico – sociali e produttive del nostro paese la nuova zona PIP.
Sulla base di questi concetti e perplessità personalmente non vedo alcuna prospettiva di concreta utilizzazione e quindi di successo di questa programmazione del PIP.
Spero però di sbagliarmi.
In questo momento storico manca la materia prima per le zone industriali. Mancano infatti le imprese disposte ad investire. Oggi il territorio non ci chiede una nuova zona industriale ed i segnali verso questa direzione ci sono arrivati già forti dalla stessa analisi economica del territorio.
Sono segnali il fallimento del precedente bando, sono segnali i vari cartelli con i “fittasi o vendesi” o i vari capannoni fermi allo stato rustico. Oggi sono le aziende che mancano, mancano gli investimenti e per questo, invece, che avevo sollecitato, in consiglio comunale, di pensare ad aiutare le imprese esistenti che sono in difficoltà ed in crisi e potrebbero essere costrette a chiudere. Queste sono le priorità del territorio in questo momento. Dobbiamo in questo momento anche insistere, con tutte le risorse che abbiamo del nostro comune, sul turismo che ritengo unico volano di sviluppo del nostro territorio.
Non ritengo giusta la osservazione di qualche consigliere di maggioranza che mi dice che nonostante si riconosca la aleatorietà del progetto era importante fare qualcosa. Su queste argomentazioni non sono d’accordo in quanto una amministrazione ha il dovere e la responsabilità di prendere le giuste decisioni e non può assolutamente perdere tempo. In questo caso una decisione sbagliata o la perdita di tempo significherebbe danneggiare il nostro territorio ed il nostro tessuto economico – sociale.