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CONSIGLIO REGIONALE E NUMERI AL LOTTO

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Dal Consigliere Regionale Ignazio Zullo, riceviamo e pubblichiamo.

Non so se ridere o piangere quando si vuole ridurre la composizione del Consiglio Regionale ad una mera questione numerica non supportata da alcuna giustificazione se non dai costi.

Se per essere bravi al cospetto degli elettori e dell’opinione pubblica è sufficiente fare un’offerta numerica, chiunque si farebbe avanti con offerte al ribasso perché ogni elettore ci chiederebbe: “ e perché cinquanta consiglieri e non quaranta o trenta o venti”?

E altri di rimando andrebbero ancora più a fondo con un’altra domanda sugli assessori esterni chiedendoci: “e perché due e non zero”?

Tra i firmatari della proposta di legge ci sono autorevoli colleghi presenti in Consiglio Regionale  composto da sessanta consiglieri nella legislatura 2000-2005 che hanno deliberato con lo Statuto e con la nuova legge elettorale l’aumento del numero da sessanta a settanta senza porre alcun limite per il numero di Assessori Esterni.

Oggi costoro, folgorati sulla via di Damasco, sono lì a salvare la patria senza dirci quali furono le motivazioni che nel 2005 li portarono a tale scelta e quali sono le motivazioni che sorreggono oggi la riduzione a cinquanta consiglieri e a due assessori esterni.

Ritengo che non è e non deve essere solo una questione numerica ma soprattutto una questione di qualità e di produttività della politica.

Si può anche, per assurdo, essere in dieci in Consiglio Regionale, ma se i dieci come spesso avveniva nella passata legislatura vengono in Consiglio, firmano la presenza e poi ritornano alla propria professione e occupazione, avremo risparmiato ma non avremo prodotto niente per i cittadini.

L’unico effetto sarebbe la percezione legalizzata ma indebita delle spettanze economiche dei Consiglieri Regionali.

Se il Consiglio non ha in sé le qualità e le competenze giuste per essere Assessori, avere assessori interni privi di qualità e di competenze non credo giovi alla collettività. Ecco perché abbiamo il dovere di chiederci:”si può continuare a formare le liste per l’elezione del Consiglio Regionale con candidati che potrebbero al massimo far parte di un Consiglio Comunale”?

Si può continuare a leggere le esternazioni del collega Minervini che, dimenticando di avere un ruolo di vertice nel proprio partito, oggi “si sente a disagio” nel sedere accanto agli imprenditori dopo averli candidati e dopo aver approfittato del loro consenso elettorale che si è dimostrato utile per la sua elezione avvenuta con il premio di maggioranza scattato in conseguenza di un risultato attribuibile ai voti ottenuti da quegli imprenditori che oggi gli provocano disagio?

Si può assistere allo spettacolo indecente di un Presidente di Regione che oggi si scopre amante della donna per introdurre ben sette assessori esterni senza parlarci delle qualità e delle competenze di costoro e se queste stesse qualità e competenze non sussistano tra e nei consiglieri eletti nella maggioranza?

E allora, per non continuare all’infinito, dico basta alla demagogia e al populismo!

Avviamo un dibattito serio e approfondito che non  riduca il Consiglio Regionale ad una mera questione numerica ma che indichi i numeri in funzione della qualità e della produttività della politica.

In questo tipo di dibattito mi piacerà essere presente.

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