“LA CASCINA”: CONDANNA PER IMPRENDITORE CASSANESE
Il giudice monocratico del tribunale di Bari Maria Mitola ha condannato a pene comprese tra i sei mesi e i due anni e mezzo di reclusione 17 dei 32 imputati del processo ai vertici romani e baresi della cooperativa ‘La Cascina’, per i reati di truffa e frode nelle pubbliche forniture. Tutti assolti per i reati alimentari, che riguardavano il presunto commercio di sostanze nocive.
Per i falsi e alcuni episodi di truffa, il giudice ha dichiarato non doversi procedere per prescrizione dei reati nei confronti di nove imputati, tra cui Giorgio Federici e Angelo Chiorazzo, all’epoca dei fatti rispettivamente presidente e vicepresidente della Cascina e Vito Barnabà, all’epoca legale rappresentante della Alga Srl, ditta aggiudicataria dell’appalto per la fornitura di pasti nelle scuole materne ed elementari di Bari.
Tra i sei assolti, l’imprenditore barese Vito Ladisa, anch’egli vincitore dell’appalto per le somministrazioni di alimenti nelle mense delle scuole materne ed elementari di Bari, accusato di truffa e frode.
La pubblica accusa aveva chiesto 32 condanne a pene comprese tra i tre anni ed un mese e i cinque anni di reclusione. Secondo i pm, gli imputati, a vario titolo, all’inizio del 2000 hanno servito cibi di pessima qualità, a volte scaduti e avariati, agli ammalati del Policlinico di Bari, agli alunni di scuole baresi e agli studenti dell’università.
Alle gare d’appalto, poi – secondo l’accusa – avrebbero partecipato truffando le amministrazioni pubbliche producendo autocertificazioni false che attestavano il pagamento di contributi previdenziali e assistenziali, tasse e imposte. Il presunto colossale raggiro venne alla luce il 9 aprile 2003 quando furono arrestate otto persone mentre ad altre due furono notificate misure cautelari interdittive degli uffici direttivi dell’attività d’impresa.
Le pene più alte (due anni e mezzo di reclusione) sono state inflitte a Salvatore Menolascina ed Emilio Roussier Fusco, all’epoca dei fatti amministratore di fatto e responsabile commerciale della sede di Bari della Cascina.
A due anni e tre mesi sono stati condannati i fornitori della cooperativa Luigi Partipilo, l’imprenditore cassanese Rosario Mastrangelo e i dirigenti della Cascina Gabriele Scotti e Ivan Perrone. A un anno e sei mesi Luigi Grimaldi e Camillo Aceto, all’epoca vicepresidente della Cascina e responsabile dell’ufficio amministrativo della società.
Un anno di reclusione ciascuno per Roberto Esposito e Felice Arenella, direttore e vicedirettore del centro cottura della Cascina nel Policlinico di Bari.
Gli imputati sono stati condannati al risarcimento dei danni morali e materiali al Comune di Bari, che aveva chiesto un risarcimento di 500.000 euro, a Asl, Adisu, Codacons, Adoc e Federconsumatori che si erano costituiti parte civile. I danni dovranno essere quantificati in sede civile.