Cultura

“INTANTO CINEMA” APRE COL BULLISMO

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Con la proiezione della pellicola “Boy A” realizzata dal regista John Crowley, giovedì sera è stata inaugurata la rassegna cinematografica nella sala della biblioteca “Perotti” di Cassano, prevista per il progetto intitolato “InTanto Cinema”, a cura delle “Officine Culturali”, che tra le diverse tematiche previste nel corso dei cinque incontri, ha affrontato quella del bullismo tra ragazzi.

L’incontro è stato presentato da Giancarlo Visitilli, presidente della Cooperativa Sociale “I bambini di Truffaut”, qui anche in veste di critico cinematografico;

L’opera, in anteprima nazionale, a colpi di flashback racconta il dramma vissuto da un giovane residente in un piccolo paesino inglese che, dopo essere stato coinvolto nell’omicidio di una sua compagna all’età di quindici anni, trascorre quattordici lunghi anni in prigione. Una volta fuori, l protagonista deve fare i conti con la difficile realtà che lo circonda, che non ha dimenticato, tanto meno perdonato l’orribile gesto, ma soprattutto con se stesso, o meglio, con la sua nuova identità, che alla fine, assieme alle lacrime ancora cariche di sensi di colpa, si rivela essere l’unica compagna rimasta.

Su questo sfondo alquanto drammatico, dunque, si mescolano argomenti come la morte e il destino, che accentuano la fragilità e l’impotenza dell’essere umano,l’amore, a volte difficile da spiegare, da interpretare, capace di togliere il respiro e di far piangere, e il sesso, ma in particolar modo, quello del bullismo, vero centro dell’opera e tema oggi tanto attuale, che non risparmia né vittime, né carnefici, che nasce da una serie di relazioni frutto solitamente delle menti più giovani che aspirano ad emergere come leader in un gruppo, esercitando violenza fisica, generalmente se si tratta di ragazzi, o per lo più psicologica, se invece si parla di ragazze, su un altro individuo, esterno alla stessa cerchia.

Il problema del bullismo però, come spiega Mauro Lascavi, giudice del Tribunale dei minori di Bari presente  alla proiezione, è accompagnato anche da quello dell’ostracismo, in cui la vittima, che fa da capro espiatorio, è interna e di conseguenza diventa incongruente al gruppo. Episodi non estranei alla realtà quotidiana, ma che racchiudono questioni spesso sottovalutate e trascurate in primis nei contesti scolastici, in cui poco si scava e si cerca di smascherare determinati tipi di atteggiamenti che inevitabilmente possono sfociare in vere e proprie tragedie. Questo perché molte volte il grande malessere interiore che alberga nei ragazzi , dovuto nella maggior parte dei casi a difficoltà familiari e dunque relazionali, va ad alimentare in maniera eccessiva quella dose di incoscienza, quella voglia di rompere gli schemi destinata prima o poi a traboccare e peggio ancora, ad esplodere e a minare la strada che conduce dall’adolescenza all’età adulta.

Ebbene, constatata la genesi del bullismo e quanto contorti siano i meccanismi che vi si intersecano all’interno, come pure le strade per uscire da tale incubo e liberarsi da pesi che risultano in realtà col tempo indelebili e schiaccianti, sorge spontanea una domanda: esiste giustizia? Questione anch’essa piuttosto complicata, perché non esiste il bullismo inteso come vero e proprio reato, bensì  come frutto delle relazioni  che l’uomo costruisce attorno a se stesso, alle quali solo la famiglia, la scuola e la società nell’insieme possono garantirvi una giusta attenzione e quindi, una cura efficace.

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Secondo appuntamento della rassegna mercoledì 10 novembre con il film “Sogno di una morte di mezza estate”, documentario del regista bitontino Pippo Mezzapesa. Sempre alle ore 18.30 nella Sala Conferenze della Biblioteca Comunale.

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