CASSANO SOTTO CONTROLLO DEL CLAN STRAMAGLIA
All’indomani del blitz della Polizia che ha portato all’arresto di novanta persone tra cui 11 cassanesi, dalla lettura dell’ordinanza del Giudice per le Indagini Preliminari, Giuseppe De Benedictis emerge un quadro di inquietante pericolosità per quel che riguarda il territorio di Cassano, dove gli affiliati del clan Stramaglia la facevano da padrone.
Un territorio controllato e terrorizzato, secondo le rivelazioni del pentito Pasquale Lazazzera, anch’egli cassanese, che da diverso tempo sta collaborando con la magistratura, delineando scenari e alleanze.
A proposito di Cassano, Lazazzera agli inquirenti dice che il territorio era sotto controllo, grazie al terrore che cittadini, operatori economici e commercianti avevano degli uomini del clan che riuscivano a incutere timore anche alle forze dell’ordine, Carabinieri compresi.
Ecco cosa Lazazzara dice agli investigatori, in uno dei tanti colloqui, a proposito della forza intimidatrice esercitata su Cassano:
Investigatore: La cittadinanza di Cassano era terrorizzata da voi?
Lazazzera: Al massimo terrorizzata, avevano paura di noi. Noi se eravamo in un locale cominciavano a tremare dalla paura.
Investigatore: Contro le istituzioni?
Lazazzera: Un casino di volte. L’ultima volta mi sono litigato io con il Maresciallo dei Carabinieri, dicendogli “Io ti sparo in fronte”.
Investigatore: A parte i Carabinieri, chi altri avete minacciato?
Lazazzera: I vigili urbani a noi neanche si avvicinavano…non si avvicinavano i carabinieri…
C’è un episodio, in particolare, che vede coinvolti proprio il boss “Stefanino” e la Polizia Municipale cassanese che il Gip riporta nell’ordinanza.
Il 25 agosto 2007 un agente della Polizia viene avvicinato da Stefano Barbetta “il quale con tono minaccioso ed arrogante gli intimava di non procedere alle contestazioni di illeciti amministrativi” nei confronti di un commerciante ambulante “poiché da lui protetto”; l’agente chiama rinforzi e arriva sul posto una pattuglia della Polizia Municipale e subito dopo una dei Carabinieri: ad entrambi Barbetta si rifiuta di esibire i documenti e si allontana con la sua “Smart”.
In serata, però, “effettuava ripetuti passaggi con la propria autovettura dinanzi agli uffici del Comando dei Vigili Urbani di Cassano con l’intento di schernire e sfidare i vigili”.
Impermeabile, invece, appare – secondo il pentito – il mondo politico-amministrativo cassanese, probabilmente perché non vi era alcun bisogno visto che il clan faceva da sè:
Investigatore: Con gli amministratori locali in che rapporto stavate?
Lazazzera: Niente, niente…se magari serviva un posto di lavoro, si andava alla ditta e si diceva “Tu devi prendere a lavorare a questo”. Quando andavamo a mangiare nei ristoranti, noi abbiamo sempre pagato ma magari il padrone dalla paura, se veniva mille euro, ce ne cercava 200, si prendeva giusto…neanche le spese.
Alcuni degli undici finiti in manette sono nomi noti della criminalità locale e non solo: dalla pistola facile, con un omicidio e una gambizzazione alle spalle e con grande capacità di penetrare il tessuto economico cassanese.
Alcuni esempi? Uno degli arrestati è titolare di una società di guardiania presso i residence sulle Murge; un altro lavorava, a quanto si apprende, presso una ditta che ha contratti di appalto con il Comune di Cassano. Insomma, gente ben addentrata in paese con il suo epicentro presso il Parco Giochi Comunale della Zona “Sacro Cuore”, non per nulla – da qualche tempo a questa parte – una specie di zona “off-limits” per chi non è del quartiere.
Vogliamo, infine, registrare non senza stupore, che nessuna forza politica, sociale o sindacale cassanese ha finora commentato le notizie sull’operazione “Hinterland” che ha coinvolto pesantemente la nostra cittadina, così come sempre più spesso avviene. Neppure per dire “grazie” a quei Carabinieri, a quei Vigili Urbani che pur minacciati non si sono lasciati intimidire, denunciando tutto alla magistratura che ha poi operato gli arresti.
Come se tutto quel che è successo non appartenesse a questa comunità, come se fosse accaduto altrove.
Strano, no?