VITO SIMONE, VICECAMPIONE ITALIANO DI KICK BOXING
Si chiama Vito Simone, ha 39 anni e quando non combatte fa il falegname. È lui il cassanese numero due campione nazionale di Kick boxing dopo l’incontro che è stato disputato domenica sera nella palestra “Portoghese” dello stadio della “VIttoria”a Bari. È sposato e ha due figli, uno di sette anni già sulle orme del papà con vari trofei all’attivo e l’altra di 10 anni, anche lei avviata alla disciplina con molti risultati positivi. Quando combatte si ispira al suo mito di quand’era bambino: il guerriero giapponese Kenshiro. Anche Vito, come il personaggio manga, ha lo sguardo di sfida e un fisico possente di 85 Kg. Da quando aveva 17 anni si è affezionato alla disciplina, un po’ per passione, un po’ per dare libero sfogo a quelli che lui definisce i “suoi impulsi violenti”. Se lo vedi in giro, lui è il tipo che non devi mai provocare; di sé racconta: “Sino a qualche anno fa bastava davvero poco per farmi perdere la pazienza: non mi sono mai sottratto alle risse, ma arrivato ad una certa età ho deciso di mettere la testa a posto e di incanalare la mia irruenza nel Kick boxing”. Ricordando l’ultima fatica dice: “L’incontro di domenica sera è stato inaspettato”. L’atleta spiega che il suo sfidante è stato sostituito all’utimo momento con un trentrenne napoletano di 110 Kg, alto due metri, Michele Lanzarise, che ha avuto la meglio aggiudicandosi due round su tre. “ Uno sfidante diverso dalla mia categoria – si giustifica Vito Simone – ma non ho mai pensato di ritirami. Sono salito sul ring, – asserisce – con la sola intenzione di vincere. Poi purtroppo, non è andata bene perchè la differenza di mole si è fatta sentire, il problema- aggiunge – è che nei mie allenamenti di tre volte a settimana non ho sfidanti alla mia portata: sono tutti sempre più leggeri di me”.
Soddisfatto comunque per i livelli agonistici raggiunti dice: “Sono contento dei miei risultato, poiché – spiega il numero due dell’Italia – a 39 anni si è già considerati “vecchi”. Io, per primo, due anni fa, quando ho ripreso l’attività in maniera costante mi sono meraviglato di me stesso. Il mio successo è merito del mio maestro, Giovanni Caputo, il campione di Santeramo, che mi ha sempre incoraggiato non facendomi mai perdere la voglia di vincere. Con il maestro Caputo mi alleno tre volt e a settimana e sempre lui sta costruendo in mio figlio Antonio di sette anni un sicuro campione: in lui ci sono talento e tecnica”. Prossimo appuntamento domenica prossima ad Andria; con voglia di rivincita afferma: “Non mi posso fermare: the show must go on”.