Cronaca

SCOMPARSO: RITROVATO MORTO NEL GIARDINO DEL CONVENTO

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Era lì da circa quindici anni, dal lontano 1996, in cui era sparito senza lasciare alcuna traccia di sé.

Giuseppe Polimeno, 80 anni, originario del Salento ma da diversi anni residente a Bari, è stato trovato all’interno del giardino del Convento “Santa Maria degli Aneli” di Cassano. Completamente inscheletrito. Il ritrovamento risale a qualche mese fa: alcuni operai cassanesi stavano ripulendo il giardino del Convento da erbacce, rifiuti e rami secchi. Una pulizia che da anni non veniva effettuata almeno in maniera così approfondita. La decisione era stata presa dal priore Padre Mario Sannino, in vista dei lavori di consolidamento del Faro votivo che sorge nei pressi del Santuario, interessato da una piccola frana e dunque bisognoso di lavori oramai non più rinviabili.

Durante i lavori di pulizia, uno dei due operai vede a terra un paio di pantaloni, con una cintura, una camicia e poco più in là delle scarpe. Non sembra dargli molta importanza, almeno all’inizio, pensando si tratti di indumenti abbandonati là per chissà quale motivo, essendo una zona impervia e difficilmente accessibile del Santuario. Ma vede qualcosa spuntare da quelle robe, qualcosa di bianco, forse un osso. L’operaio avverte il collega e assieme si avvicinano, incuriositi e spaventati, a quel mucchio di stracci, ben ordinati, come se qualcuno li avesse custoditi con precisione. “Prima di scoprire camicia e pantaloni – raccontano gli operai – “abbiamo visto accanto alle robe una palla, seminascosta dalle foglie secche ma con due buchi. Era il teschio dell’uomo. Abbiamo quindi alzato gli indumenti e tutte le ossa dello scheletro sono venute fuori”. Gli uomini avvertono immediatamente il titolare della ditta che stava effettuando i lavori, il quale mette in allarme il Priore e gli altri confratelli agostiniani. Padre Mario giunge subito sul posto e con difficoltà scende sul luogo del ritrovamento anche se oramai non c’è più nulla da fare: solo una segno di croce e una benedizione, con un pensiero alla atroci sofferenze che quella persona deve aver subito prima di morire di stenti. Si chiama subito la Caserma dei Carabinieri di Cassano. Il Comandante, il maresciallo Maldarizzi, interviene con i suoi uomini ma data la delicatezza del caso allerta la scientifica, al Comando Provinciale di Bari. Nell’attesa si raccolgono le prime testimonianze, si vagliano le prime ipotesi, scavando nella memoria, cercando di capire come e perché un uomo possa essere riuscito ad arrivare fino a qui, per poi misteriosamente morire, senza che nessuno lo sapesse o ne avesse sentore. I Carabinieri ascoltano i padri del Convento, gli operai della ditta e mettono tutto a verbale. Nel frattempo i reparti specializzati del Comando provinciale giungono per i rilievi che durano diverse ore. Viene raccomandato a tutti di non far parola con nessuno di quanto sta avvenendo, da qui il fatto che solo diversi mesi dopo la notizia trapela e noi oggi siamo in grado di raccontarla.

Vengono scattate delle foto, fatte le misurazioni e osservato il terreno circostante, alla ricerca di qualche indizio, qualche traccia che – seppure a lunghissima distanza di tempo – possa dare qualche appiglio agli inquirenti. Al termine, i resti del corpo vengono trasportati presso l’Istituto di Medicina Legale di Bari. Qui sarà Alessandro Dell’Erba,  Professore Straordinario di Medicina Legale presso la Università degli Studi di Bari che dovrà dare indicazioni utili su come è morto l’uomo e a che epoca risale il decesso nonché, tramite particolari esami clinici, una possibile traccia per risalire alla sua identità.

Nel frattempo, i Carabinieri svolgono complesse indagini d’archivio, soprattutto fra le segnalazioni delle persone scomparse nella zona anche se la ricerca è vastissima: l’uomo potrebbe anche non essere di Cassano o comunque di qui vicino: il Convento è visitato ogni anno da migliaia di pellegrini provenienti dalle più diverse località. Ma d’altra parte non c’è altro da fare.

La caparbietà dei militari e i riscontri degli esami clinici alla fine convergono: lo scheletro dell’uomo è quello di un anziano ottantenne che all’epoca dei fatti era ricoverato presso la Casa di Riposo che per diversi anni fu ospitata in alcuni locali del Convento. Di lui si persero le tracce nello stesso giorno del suo ricovero. Nel pomeriggio del suo arrivo presso l’ospizio, l’uomo scomparve senza lasciare alcuna indicazione. Forse passeggiando, aveva scavalcato la staccionata, cadendo poi rovinosamente, senza potersi più alzare ed avere la forza di risalire il pendio. Anche a causa della frattura ad una gamba. Le successive ricerche – non sappiamo quanto accurate e approfondite – non portarono mai a nulla. Un po’ per la difficoltà che si aveva nel penetrare la macchia mediterranea che costituisce la parte più folta del giardino del Convento, un po’ a causa della malattia degenerativa di cui l’uomo soffriva, dopo un po’ le ricerche di Pulimeno furono interrotte.  I figli e la moglie fecero denuncia di scomparsa; tramite volantini, annunci e richieste di aiuto a chi poteva averlo visto, cercarono di rintracciarlo ma senza alcun esito.

L’uomo era morto di fame e di freddo, dirà poi l’esame necroscopico, in una sofferenza senza fine, chissà se alleviata dalla incoscienza della malattia che, a detta degli stessi parenti, era in avanzatissimo stadio, tanto che la vittima non riconosceva più né moglie né figli.

“A quanto mi riferisce il Confratello addetto alla custodia del Santuario – spiega padre Mario – la moglie è venuta frequentemente al Santuario per far celebrare Sante messe, cosa confermatami dalla stessa in occasione dei funerali tenutisi a Bari appena espletate la pratiche burocratiche, cui assistetti personalmente”.

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