Piccola analisi della ricchezza dei cassanesi

In tempi di crisi economica e sociale come il presente, si è tentati di ricordare e rievocare il passato “in cui si stava meglio” per cercare di carpirne le caratteristiche magari con l’intenzione di riproporle nello stato attuale.
In realtà, il nostro scopo, in questa sede, non è quello di fornire ricette magiche per poter risolvere i problemi che attanagliano l’economia moderna ma solamente quello di vedere quanto e come questa stessa abbia influenzato da vicino i cassanesi attraverso le ripercussioni che gli stessi hanno subito sui loro redditi.
Per questo abbiamo scelto – sulla base dei dati del Ministero delle Finanze – come periodo di riferimento il quinquennio 2006 – 2010 che registra due anni di relativa agiatezza economica (2006 e 2007), il punto iniziale della crisi (il 2008 con, si ricordi, il “big bang” della problematica finanziaria ed economica a seguito del fallimento della società americana Lehman Brothers) e i successivi due anni di crisi molto dura. Dai dati diffusi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze relativi al reddito imponibile ai fini delle addizionali IRPEF (ovvero la tassa che colpisce tutti i possessori di reddito e che è una di quelle tasse dette “progressive” dato che le relative aliquote aumentano all’aumentare del reddito stesso) si nota che, anche nel reddito dei cassanesi si è avuto quasi lo stesso andamento dell’economia nazionale e globale.
Nel 2006, infatti, la comunità di Cassano ha registrato un reddito imponibile di 97.175.880 euro con una maggiore percentuale di concentrazione del reddito nella fascia di possidenti tra 20.000 e 33.500 euro annui (in questa fascia erano concentrati oltre 36 dei 97 milioni totali e quindi oltre un terzo) distribuiti, però, su 1559 unità (sulle totali 5556 ovvero poco più di un quarto del totale).
La maggior parte dei cassanesi (2400 unità) si concentrava nella fascia di reddito compresa tra i 10.000 e i 20.000 euro annui per un totale di reddito imponibile pari a quasi 30 milioni di euro.
Gli indici di frequenza, per quest’anno, più bassi sono riscontrabili nelle classi di reddito compresi fra 60.000 e 70.000 euro (per un totale imponibile di 2.238.115 euro) e oltre i 100.000 euro (per un totale di 3.209.543 euro).
L’anno successivo, ancora in periodo di relativo benessere economico, ha visto un aumento a 109.462.520 euro del totale dei redditi imponibili con una crescita della fascia di reddito più ricca (ovvero quella tra 20.000 e 33.500 euro che ha avuto un imponibile di oltre 43 milioni di euro) e anche di quella successiva (tra 10.000 e 20.000 euro annui con un imponibile di oltre 35 milioni di euro). Da notare, però, l’aumento di unità di appartenenti alla classe di reddito inferiore a 1000 euro (da 44 nel 2006 a 145 nel 2007) e, comunque, una generale, seppur minima, redistribuzione delle unità nelle varie classi di reddito e del totale del reddito imponibile fornito da ciascuna classe.
Nel 2008, questa redistribuzione si è resa ancor più manifesta. Sebbene il reddito imponibile totale sia stato di 114.396.530 euro, esso era ancora per la maggior parte in mano alla fascia di reddito compresa tra 20.000 e 33.500 euro annui (oltre 41 milioni di euro) e della fascia tra 10.000 e 20.000 euro annui (oltre 35 milioni di euro) ma si allargano ancora di più le altre fasce (quella fino a 1000 euro aumenta di 12 unità che valgono oltre 5000 euro; quella fra 4.000 e 5.000 euro aumenta di 12 unità che valgono oltre 50.000 euro ma anche quella fra 33.500 a 40.000 euro aumenta di 40 unità che valgono oltre un milione e mezzo di euro).
Nel 2009 il totale imponibile cresce ma, in proporzione, meno degli altri anni (117.473.313 euro) e, stranamente dato il periodo di crisi, vede rimanere pressoché stabili le unità nelle fasce di reddito inferiori a 10.000 euro annui e aumentare quelle nelle fasce oltre i 33.500 euro annui. La maggior parte del reddito rimane comunque nelle mani della fascia tra 20.000 e 33.500 euro annui (oltre 44 milioni di euro).
Anche nel 2010 la tendenza dell’anno precedente sembra confermata con una lieve crescita del totale imponibile (119.728.007 euro), la solita concentrazione nelle fasce fra 20.000 e 33.500 e fra 10.000 e 20.000 euro (le due suddette fasce, insieme, forniscono oltre 79 milioni di euro sui quasi 120 totali) e una discreta collocazione di reddito nelle fasce medio – alte di reddito ovvero oltre 33.500 euro (663 unità su 5956 possedevano un reddito imponibile di oltre 30 milioni). In conclusione, si può registrare una frenata della crescita totale del reddito imponibile degli ultimi due anni presi in esame ma non una significativa redistribuzione del reddito o comunque una polarizzazione presso le classi di reddito più alte o più basse né all’inizio della crisi né nei due anni successivi.