Forestali dell’ARIF e volontari: niente acqua da bere!

Brutta storia quella dell’incendio che lo scorso 26 giugno ha devastato una vasta zona della Murgia cassanese, compresa tra la “Grotta del Lupo” e la contrada “Nisco”.
Brutta sia dal punto di vista ambientale che “umano”.
Le fiamme sono state violente e devastanti, alimentate da un vento di scirocco e favorite da temperature altissime (il primo allarme è scattato intorno alle ore 14.00 nell’area c’erano circa 38°), da tre settimane senza pioggia, con terreno arido e secco. Per giunta, l’incendio si è sviluppato in una zona impervia, priva di strade e sentieri, dove neppure i mezzi fuoristrada dell’Arif, dei Vigili del Fuoco, della Forestale e della Pubblica Assistenza riuscivano ad arrivare agevolmente, tanto che si è dovuto far ricorso a due aerei “Fire Boss” per avere ragione del fuoco, con lanci d’acqua che hanno scongiurato pericoli più gravi.
Il fuoco, infatti, ha devastato un’area di circa 15 ettari e sarebbe potuta andare peggio. A sentire gli operatori e i volontari, infatti, ci poteva essere il rischio di un altro “15 agosto 2008” quando andarono distrutti oltre 190 ettari, con l’evacuazione di una casa di riposo e un grave allarme per molti borghi lungo la strada per Mercadante (leggi l’articolo).
A contrastare le fiamme e ad evitare che la tragedia si ripetesse, che il fuoco arrivasse alle villette e ai borghi che circondano la zona, ci hanno pensato proprio i forestali dell’Agenzia Regionale per le attività irrigue e forestali (Arif) oltre ai volontari cassanesi della Pubblica Assistenza e agli uomini del Corpo Forestale dello Stato e dei Vigili del Fuoco: un lavoro durissimo, che sta mettendo a dura prova risorse umane e mezzi, chiamati praticamente ogni giorno a operare contro gli incendi.
Ebbene, incredibile a dirsi (e qui siamo al lato tristemente umano della storia) coloro che usano l’acqua per spegnere gli incendi, sono rimasti senza acqua da bere e soprattutto senza che nessuno si preoccupasse di portargliela in quantità sufficiente a dissetare tutti.
Quando la richiesta è arrivata dalla centrale operativa al Comune di Cassano, sono giunte alle squadre antincedio SOLO tre bottiglie d’acqua fresca, per dissetare una trentina di operatori! A spiegare al nostro giornale la vicenda sono due dei tanti uomini che hanno lottato, per tutto il pomeriggio, quel giorno, contro il fuoco e si sono visti trattare in quel modo. “Tant’è che alcuni di noi – spiegano – sono scesi in paese e con i propri soldi hanno comprato acqua per portarla in zona….”
A spese proprie, insomma.
C’è da chiedersi se il Piano per la Protezione Civile che individua per tutto il territorio comunale e in ogni occasione d’emergenza “chi-fa-che-cosa” non abbia previsto anche questa eventualità, ovvero l’approviggionamento per il personale impegnato nelle operazioni di spegnimento e se i tagli che gli enti locali, Comune compreso, non abbiamo inciso così a fondo da impedire l’acquisto dell’acqua da bere per coloro che tutelano la nostra incolumità.
“Quando interveniamo in altri territori, in altri Comuni – spiega amaramente uno degli operatori che ci ha narrato la vicenda che riportiamo – fanno a gara per rifocillarci con acqua, bibite, cibo….qui a Cassano, invece….”.
La speranza è che episodi del genere – gli incendi ma anche tali comportamenti – non debbano mai più ripetersi.
Le foto sono di Giuseppe Ferrante.


