La voce del paese

Petardi: e se ne vietassimo la vendita?

piazza moro

Puntuali come i primi accenni dell’autunno, con gli ultimi giorni di ottobre, arrivano i petardi.

Boato improvviso di pensieri spezzati, studi interrotti, letture saltate.

Un supplizio che non ha durata, che dipende dagli estri di chi lo pratica. Un tormento che puoi solo subire, con pazienza. A seconda dell’umore in cui ti coglie è antipatico, irritante, sgradevole; a volte intollerabile.

Fino a qualche anno fa, quando quella follia generazionale denominata “Halloween” se ne stava beatamente confinata oltreoceano, riuscivamo a rimanerne immuni fino a Natale; i botti erano tradizionalmente legati alla notte di fine anno, e solo ultimamente, approfittando del periodo di franchigia assicurato dalle vacanze scolastiche, avevano preso a contaminare anche il periodo natalizio. Adesso, complice appunto lo sciagurato innesto di questa “festa” con la quale nulla abbiamo da spartire, si è di fatto anticipata di un buon paio di mesi la fastidiosa consuetudine.
 
Il petardo ha origini antiche e, per certi versi, nobili. Nel XVII secolo era un marchingegno da guerra, usato durante gli assedi, capace com’era di aprire notevoli brecce nelle mura delle città. Col tempo ha finito per l’assumere la definizione di “parente sfigato” dei fuochi pirotecnici, dei quali tuttavia ha sfruttato il traino propagandistico presso il popolino durante le sagre di paese. Con la mercificazione totale dei tempi moderni, ha finito per venire nella disponibilità di tutti, minori compresi, e qui, fatalmente, si è avuto il passaggio da uso ad abuso.
 
Già da qualche giorno, fare una passeggiata, leggere un giornale o semplicemente accompagnare i bambini a fare un giretto, è diventato pericoloso perché torme di ragazzetti “festeggiano” la loro triste condizione di figli dei nostri tempi a suon di petardi, incuranti del fastidio che arrecano. Manco a dirlo, luogo prediletto per tali pratiche, è il parco-giochi alla zona Sacro Cuore, da sempre zona franca, nella quale non vigono le leggi della collettività.
Per qualche tempo mi sono chiesto perché i Vigili Urbani non intervengono, ma poi ho capito che sarebbe come andare a caccia di mosche: i ragazzini sono dappertutto e sono tanti. Sono strafottenti, maleducati e, appunto, ragazzini, quindi intoccabili. Allora ho spostato il tiro e mi sono chiesto perché non ci si decida ad emanare un divieto di vendita di questo genere di articolo, ovviamente facendolo rispettare, magari affibbiando salate multe ai trasgressori.
Conosco già l’obiezione: in fondo si tratta di innocue bombette, sono ragazzini, si divertono, che male c’è…e via elencando, secondo il costume tipico della nostra società per cui la libertà di fare ciò che si vuole è sempre più tutelabile (e tutelata) a danno della libertà di ciascuno di essere lasciato in pace. Chiedo allora di cosa mai li priveremmo, i nostri figli, se togliessimo loro i petardi. Ne comprometteremmo la crescita morale? Ne cagioneremmo traumi infantili? Negheremmo loro una esperienza formativa? In tutta sincerità non lo credo. Prendiamo invece atto del fatto che questo costituisce già un primo gradino verso la maleducazione civica e che se non siamo capaci di vietare l’uso di una innocua bombetta ad un ragazzino ancora in età utile, figuriamoci che probabilità di successo avremmo, tra qualche anno, ad insegnare loro concetti sempre più complessi come il codice della strada, lo smaltimento dei rifiuti, la coesistenza responsabile, le tasse, il senso civico, l’Amor Patrio.
 
Restando coi piedi per terra, non posso non notare come siamo riusciti a svendere, per pochi centesimi, uno degli ultimi baluardi della nostra civiltà cassanese: il silenzio.
Il silenzio che ci faceva godere delle nostre passeggiate al sole, che avvolgeva i nostri chiacchiericci domenicali, nel quale risuonavano le risate dei nostri bambini e i motti dei nostri vecchi.
Il petardo invece è imprevedibile, è irriverente, è dissacrante. A volte ho perfino l’impressione che serva a chi li esploda a delimitare un’area: “questo posto è mio, è nostro”. Saranno pure scarsamente educati, ma non sono ciechi né sordi: avvertono il disagio, il fastidio provocato negli altri, ma il senso è proprio quello. L’impunità poi funge da catalizzatore ed il gioco è fatto.

Agli altri non resta che attendere che lo scatolo si svuoti, che i soldi della paghetta finiscano, o semplicemente migrare verso altri lidi.

E questo è solo l’inizio, come tutti sappiamo.

Certe volte la tutela di un patrimonio dipende da un piccolo passo. Non credo che i rivenditori di tali articoli andrebbero in malora qualora fosse loro vietato venderli; non credo che faremmo un torto a chi li compra, né che guasteremmo il clima di festa (?) che si prepara. Anzi, c’è il caso che, nel silenzio, magari torniamo a sentire l’atmosfera del Natale prossimo venturo come qualcosa di più intimo e sacro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *