Swap: il Comune di Cassano fa causa alla BNL

Dopo una inutile trattativa durata oltre un anno, il Comune di Cassano chiama in causa la Banca Nazionale del Lavoro (Bnl) in merito ai contratti “swap” sottoscritti dalla vecchia amministrazione comunale, nel 2003, per un valore complessivo di oltre 300mila euro e che oggi costano alle casse del Comune, ogni anno, circa 50mila euro di interessi passivi.
L’Assessorato al Bilancio del Comune, retto da Franco Antelmi, avviò nel luglio del 2010 le procedure per disfarsi di questi “contratti capestro” sottoscritti con la Banca Nazionale del Lavoro, affidando ad uno studio di consulenza di Milano, la “Brady Italia” l’approfondimento della delicata vicenda e soprattutto le modalità per uscirne nel più breve tempo possibile e al minor costo.
Il 18 gennaio 2012, il primo concreto passo per portare a compimento lo studio della “Brady Italia”: il Comune di Cassano e la BNL si incontrarono presso uno studio di conciliazione di Roma, l’ADR Center dinanzi ad un arbitro terzo.
La richiesta del Comune di Cassano fu di uscire dai due contratti senza pagare alcuna penale e contrattando sulla cifra residua che ancora doveva, all’epoca, alla Bnl, oltre 280mila euro.
Lo studio della “Brady Italia” dimostrerebbe una serie di anomalie. Una su tutte: la Bnl da advisor (una sorta di consulente del Comune per cercare la soluzione migliore) diventa controparte. La Bnl, cioè, consigliò al Comune di Cassano di sottoscrivere gli Swap da essa stessa emessi.
Ma la proposta del Comune non è stata accolta dalla Banca che adesso ha deciso di trascinare in Tribunale l’istituto avvalendosi della consulenza dello studio legale associato “Cedrini-Urbinati-Zamagni” di Rimini che li ha già assistiti in queste prime fasi, con alle spalle esperienze simili.
Una causa che costerà alle casse comunali fino a 40mila euro in caso di vittoria. L’intento è quello di far dichiarare dal Giudice nulli oppure inefficaci e dunque andare versa la risoluzione degli stessi, con conseguente richiesta di danni.