Anita, un anno dopo

E’ trascorso un anno da quando la piccola Anita è stata sottratta alla sua famiglia, per ordine di un Giudice del Tribunale dei Minori di Bari, che ha tolto la patri potestà ad entrambi i genitori per una forte conflittualità familiare.
Era il 31 ottobre dell’anno scorso: l’undicenne cassanese – dopo anni trascorsi fra aule di tribunale, visite specialistiche e colloqui con i servizi sociali di Asl e Comune a cui partecipavano i genitori, separati, della piccola – fu prelevata dalla Polizia dall’Ospedale “Miulli” di Acquaviva per essere portata in un Istituto di Bari, così come ordinato dal Giudice.
Con un video, dalla poche, sgranate ma strazianti immagini, questo giornale documentò quella vicenda, gli attimi concitati e drammatici che tutta la famiglia di Anita stava vivendo.
Ad un anno di distanza nulla è cambiato, nonostante richieste di appello da parte dei legali della madre di Anita, Francesca Lobefaro: “Riesco a vederla solo poche volte al mese – confida al nostro giornale – e sempre per poco tempo ma posso assicurarvi di una cosa: la bambina sta male, ha avuto delle regressioni, si stanno stracciando i deboli legami che ci legano….una situazione di cui si è reso conto anche suo padre….dunque non lo credo né penso solo io”.
La sig.ra Lobefaro non ha mollato la presa sul Comune di Cassano, anche in virtù di qualche facile promessa in campagna elettorale da parte di chi le assicurava aiuto e comprensione e comunque la massima attenzione al caso.
Ma di fatto nulla è successo e difficilmente potrà succedere: il sindaco Lionetti segue da vicino la vicenda, ci confida la sig.ra Lobefaro che però è da sempre in netto contrasto con gli Uffici Comunali preposti, con accuse e denunce reciproche, che spesso travalicano la vicenda della bambina per sconfinare in questioni personali.
Dinanzi ad un ordine del Giudice, poi, occorrerebbe che cambiasse il quadro socio-familiare, il contesto nel quale si deve leggere la vicenda, con una ricomposizione dei conflitti, un dialogo civile e serrato fra genitori e servizi e un efficace cambio di rotta.
E’ questo che di tutta la storia di Anita quello che appare più sconcertante: sono stati utilizzati vecchi metodi per nuove emergenze, senza sforzarsi, forse, di approcciarsi al problema con strumenti nuovi, non convenzionali che probabilmente avrebbero dato risultati diversi.
Laddove insomma, le parole non bastano più e la burocrazia segna il passo, occorrerebbe cambiare prospettiva per tentare di fare di Anita un soggetto di speranza, più che l’ennesima vittima che subirà sulla sua pelle le scelte sbagliate di altre persone.
Foto d’archivio