Fondazione: Brugger inaugura il nuovo corso

Quattro mesi per trovare un accordo con i creditori, al massimo sei: il tribunale di Pavia ha ammesso la Maugeri alla procedura di concordato preventivo in bianco. «Il nostro obiettivo è arrivare a un accordo coi creditori sulla base del piano di rilancio, senza arrivare al concordato preventivo classico che comporta tempi più lunghi e costi maggiori» ha spiegato il neo presidente della Fondazione “S. Maugeri”, Gualtiero Brugger, nel corso di una conferenza stampa a Pavia.
“I debiti che abbiamo con i fornitori della Fondazione sono cresciuti negli anni: erano 23 milioni nel 2011, ora sono 52,9 – ha spiegato il presidente illustrando i dati – Vogliamo chiudere l’accordo coi debitori nella maniera più semplice perché ci sono le condizioni. Ma dobbiamo abbassare un costo del lavoro abnorme e fuori dai ranghi rispetto alle altre realtà sanitarie”. Il presidente Brugger ha ricordato che negli ultimi tre anni i ricavi della Fondazione Maugeri sono calati di 24 milioni di euro: “Non possiamo più permetterci che il costo del personale assorba il 61% dei ricavi della Maugeri….”
Quindi da un lato sacrifici per tutti, lavoratori compresi: “Sono la nostra più grande ricchezza – precisa Brugger – non siamo in guerra con loro. Ma il peso del costo del lavoro è abnorme, frutto di stratificazioni e non più compatibile col calo dei ricavi. Sappiamo che è un discorso pesante, ma anche se tutti i parametri di spesa diminuissero un costo del lavoro al 61% non permette la sostenibilità dell’attività. Troviamo l’accordo sull’obiettivo da raggiungere, poi ci sono tante strade per farlo. E questo l’ho detto, ai sindacati”
Anche perché oltre all’accordo coi debitori è prioritario lo sviluppo, servono investitori che con questo costo del lavoro non sono disposti a fare nulla. Con il nuovo corso Brugger è stata abbandonata, al momento, l’ipotesi di vendere alcuni centri (da 2 a 4) sui 21 della Fondazione per fare cassa e pagare i debiti: “Puntiamo alla ricapitalizzazione – spiega – mantenenedo tutti e 21 i centri: per farlo, dato che la Fondazione è onlus e non può ricevere capitali, abbiamo due opzioni, entrambe ancora aperte. Una è separare l’azienda sanitaria dalla Fondazione, che continuerà a perseguire i suoi obiettivi tra cui la ricerca e manterrà la maggioranza della proprietà, facendo entrare nella società altri investitori. L’altra è valorizzare il patrimonio immobiliare tramite un fondo di cui Fondazione sia sempre socio: strade già seguite dal gruppo Kos e dall’Humanitas».
Intanto, il Tribunale di Pavia ha accolto la richiesta del “concordato in bianco” (entro 120 giorni la Fondazione dovrà depositare il piano di rientro) ed ha nominato tre commissari: Stefano Ambrosini, Rolando Brambilla e Mauro Zampollo. Ambrosini.
A loro il Tribunale ha affidato il compito di dipanare l’intricata matassa, non slegata dall’indagine da tempo avviata sulla corruzione nella sanità lombarda.