Politica

Paparella e la De Grandi lasciano il PD

paparella de grandi

“Terremoto” politico nel Partito Democratico cassanese, la maggior forza politica (finora) nella maggioranza guidata dal sindaco Vito Lionetti.

Il capogruppo Simeone Paparella, l’assessore a Turismo-Cultura-Sport e Associazioni, Miriam De Grandi e tre membri del Consiglio Direttivo (Nicola Surico, Giovanni Barbone e Maria Colonna) hanno rassegnato le dimissioni dal partito, in dissenso con il segretario Davide Pignatale, fra l’altro Assessore al Bilancio nella Giunta Comunale.

Paparella e De Grandi resteranno comunque in maggioranza: il primo dovrebbe ricoprire ancora il ruolo di capogruppo in Consiglio Comunale in quanto lo stesso non è espressione del Pd ma della lista “Rinascita”, uscita vincente dal confronto elettorale dello scorso maggio; mentre l’assessore dovrebbe dichiararsi “indipendente”.

Ma quali sono i motivi scatenanti di questa inaspettata spaccatura nel Pd cassanese?

Al momento non sono ufficialmente noti: il segretario Pignatale ha solo “preso atto” della volontà dei cinque, fra cui l’ex segretario cittadino, Surico, di allontanarsi dalla sezione cassanese del Pd ma senza lasciare trapelare alcuna indiscrezione e comunque augurando loro “buona strada, con la certezza che ci ritroveremo ogni volta che saremo chiamati a decidere con sollecitudine e amore per il bene comune le sorti del nostro piccolo ma splendido paese”.

Ufficiosamente, però, alla base del dissenso manifestato dai cinque (ma a loro potrebbero aggiungersi altri membri del Direttivo, azzerandolo nei fatti) si lamenta uno scarso coinvolgimento da parte del Segretario nelle scelte politiche che in questi sei mesi hanno caratterizzato la vita cittadina a guida centrosinistra.

Dall’aumento delle tasse al Bilancio poco condiviso, dalla mancata rimodulazione dell’addizionale Irpef comunale alla scelta del “portavoce del Sindaco” senza alcun Bando pubblico, i dissidenti contestano una serie di fatti e scelte di cui Pignatale (ma lo stesso Lionetti, che è iscritto al Pd)  non avrebbe mai investito convintamente il partito.

Il “terremoto” così come configuratosi fino a questo momento non dovrebbe avere conseguenze sulla vita amministrativa del Comune.

Così rassicurano, almeno, i protagonisti dello strappo. 

 

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