Arriva don Francesco Gramegna

Prenderà possesso della Parrocchia “Santa Maria Assunta” di Cassano venerdì 20 novembre il nuovo Arciprete don Francesco Gramegna (nella foto).
Nel corso della Celebrazione Eucaristica, che comincerà alle ore 18.00 presieduta dall’Arcivescovo di Bari-Bitonto mons. Francesco Cacucci, il nuovo parroco prenderà il posto di don Nunzio Marinelli, destinato alla Parrocchia “Santa Maria del Fonte” di Carbonara dove sarà vice-parroco dell’Arciprete don Mimmo Chiarantoni.
Un’attesa, quella del “cambio della guardia” presso la Chiesa Madre di Cassano, durata circa due mesi visto che è dallo scorso 18 settembre che l’Arcivescovo, nel corso dell’Assemblea diocesana, aveva annunciato gli spostamenti dei sacerdoti. Abbiamo incontrato don Francesco per saperne qualcosa in più della sua vita, della sua fede e di quello che intende fare a Cassano.
Don Francesco: sei nato a Torino, ma i tuoi genitori sono del Sud?
Sì, entrambi: mia mamma era insegnante ed era nata a Pisticci; mio papà lavorava nelle Poste Italiane e veniva da Gravina in Puglia. Per esigenze di lavoro erano a Torino dove sono nato nel 1965. Cinquant’anni tondi di cui 25 di sacerdozio, celebrati il 22 settembre scorso.
Come hanno reagito i tuoi parrocchiani quando hanno saputo che saresti andato via?
Con maturità, compostezza e fede. Sanno che le persone passano e chi non passa mai è Gesù: siamo suoi servitori. Certo poi siamo umani, prima che preti e dunque l’attaccamento alle persone, alle situazione c’è e rimane ma Sannicandro e Cassano sono vicinissime.
Non è il tuo primo spostamento in 25 anni di sacerdozio. Dove altro sei stato?
Dopo l’Ordinazione sacerdotale del 22 settembre 1990 sono stato per dieci anni vice-parroco della Cattedrale di Bari quindi per 12 anni ho seguito come Assistente il Settore Giovani Diocesano dell’Azione Cattolica Italiana. Successivamente sono stato a Palo del Colle per una esperienza del tutto particolare ovvero seguivo la pastorale giovanile di 4 delle 5 parrocchie di Palo che diedero vita alla Unità Pastorale come da indicazioni del Sinodo. Una esperienza molto bella e particolare che però si è conclusa dopo il mio spostamento a Sannicandro di Bari, presso la parrocchia “Maria Santissima del Carmine”, dove sono dal 2003. Prima da solo, come sacerdote poi affiancato da un viceparroco.
Hai anche insegnato, vero?
Sì, per 19 anni ho insegnato Religione prima al Liceo Classico “Orazio Flacco” di Bari e poi presso l’Istituto “Margherita” sempre a Bari.
Da insegnante a Dirigente: e senza concorso…
Già, è vero! Scherzi a parte….a Sannicandro c’è una bellissima realtà di Scuola Materna Paritaria che fa riferimento proprio alla Parrocchia e dunque io ricoprivo anche il ruolo di Dirigente dell’istituto; poi sono Direttore del “Villaggio del Fanciullo” di Sannicandro, una sorta di grande Oratorio con molte attività sia sportive che culturali, ospitalità, e via di seguito. Un impegno non indifferente.
Quando è stata resa nota la notizia che don Nunzio sarebbe andato via da Cassano, sono emersi frutti della misericordia in tanti fedeli di cui pochi sospettavano l’esistenza. Come un fiume carsico che c’è ma non si vede, tanta gente lo ha ringraziato per le opere di bene che faceva in assoluto silenzio, per i suoi rapporti personali profondi e generosi. Questo ci ha stupiti, forse abituati a voler vedere sacerdoti iperattivi e pieni di iniziative pratiche, concrete.
Solo chi non conosce bene don Nunzio potrà stupirsi di quel che mi dici. Per chi lo conosce, invece, è un fatto naturale: la sua spiritualità profonda, la sua fede intensa portano a quelle conseguenze, a stringere rapporti veri, fra persone, duraturi. A guardare negli occhi degli ultimi, dei poveri ed a non starsene con le mani in mano. E’ uno strumento della misericordia del Signore.
E il fatto che da parroco vada a fare il vice parroco? E’ anche questo un segno distintivo di questo prete?
Certo.
Non capita spesso, però.
E questo ci dovrebbe far riflettere, dovrebbe interrogarci. Ma è bello che lui l’abbia proposto e che il Vescovo l’abbia accettato.
Che rapporti hai con la politica ed i pubblici amministratori?
Il mio compito primario è “pascere” il popolo di Dio e il popolo di Dio non ha colore né appartenenza. Siamo tutti suoi figli. Poi siamo uomini, ognuno con le proprie idee e le proprie appartenenze ma quel che ci accomuna, nel rispetto dei ruoli, è fare il bene del popolo, delle persone che vivono in un determinato contesto sia esso comunale o parrocchiale.