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Stasera il debutto de “U cane de Mèmène”

u cane de memene

 

Torna sulle scene la compagnia teatrale cassanese “Gli amici del teatro” fondata e diretta da Peppino Paciolla.

Domenica 28 febbraio e poi domenica 6 e 13 marzo andrà in scena “U cane de Mèmène” commedia in dialetto cassanese scritta e diretta dallo stesso Paciolla.

Presso l’Istituto “Sacro Cuore” (via per Mercadante km. 2) il sipario, sulle scenografie allestite da Maria Lopane, si alzerà alle ore 18.30. Qual è la trama della commedia?

E’ lo stesso regista a parlarcene: “Tutto si svolge in un austero studio legale, dove si è succeduta una secolare dinastia di avvocati. L’ultimo, Ernèste Skattullo (a interpretare il personaggio è Peppino Paciolla, NdR), scapolo impenitente, anche se fidanzato da oltre quindici anni con Mèmène (Mimma Rana), pare non abbia alcuna intenzione di perpetuare la propria progenie; specialmente da quando nello studio ha fatto la sua comparsa Anastasie (Maria Giulia Lopane), giovane e avvenente segretaria.

La commedia comincia con la disperazione di Mèmène alla quale hanno ammazzato l’adorato cagnolino e il categorico rifiuto del fidanzato avvocato di intraprendere qualsivoglia  indagine per identificare il colpevole del brutale atto e portarlo in giudizio. Poi prosegue con la violenza aggressione di Venanzie (Donato Vasco), a stento trattenuto dalla moglie Cristine (Sandra Lionetti), nei confronti del dottor Egidio Cornacchia (Mimmo Terrone), noto medico del paese, reo di aver causato la morte del di lui vecchio genitore. 

Non è il caso, naturalmente, di svelare per intero la vicenda ma è necessario, a questo punto, menzionare il vecchio segretario tuttofare dello studio legale, al servizio di tre generazioni di avvocati, Calogere (Domenico Paciolla); l’anziana madre di Erneste, tenace custode del decoro della casa, donna Cesarie (Marianna Paciolla) e Silvèrie (Antonio Sardone), il povero, ingenuo fidanzato dell’esuberante Anastasie, sull’orlo del suicidio per amore.

Un’ultima annotazione: le figure dei due professionisti, l’avvocato e il medico, sono qui oggetto di una benevola satira. E anche se i due non fanno propriamente la figura dei galantuomini, non vuole essere un’offesa a dette professioni, in quanto è risaputo che a fronte di gente senza scrupoli e senza vergogna, avida e menefreghista, c’è sempre qualcun altro onesto, preparato e deontologicamente fedele al proprio ruolo”.

 

 

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