Presentato a Cassano il libro “Donne e Arte in Carcere”

Ogni anno per l’8 marzo le donne della CGIL Bari si riuniscono per decidere che attività o evento organizzare, qualcosa che faccia riflettere sulla condizione delle donne, tutte le donne.
Così nasce il progetto di scrittura creativa “Donne e Arte in Carcere”, come spiega Anna Lepore della CGIL Bari: tre anni fa, durante questo incontro, le donne della CGIL si sono chieste come vivono, cosa fanno, con che realtà si fronteggiano le donne detenute, ma anche “che cosa possiamo offrire noi a loro?”.
Le risposte a tutte queste domande hanno portato verso un’unica strada: la scrittura, “le parole sono libere, escono da dentro e vanno verso l’esterno, qualunque esterno, superano barriere, porte e cancelli”, continua ancora Anna Lepore. Il libro, che inizialmente non era stato pensato o progettato, è stata la naturale conseguenza di un progetto che ha come scopo quello di trasmettere alle donne che “vivono fuori”, le emozioni, i sogni, le aspirazioni e la condizione delle donne detenute.
Il progetto, che ha trovato subito l’appoggio della vicedirettrice della Casa Circondariale di Bari, Valeria Pirè, è stata un’esperienza intensa per le donne che hanno partecipato, come racconta Anna Francabandiera, del Dipartimento welfare CGIL Bari, che spiega come l’incontro con queste “donne sino ad ora invisibili”, è stato per lei anche un momento di riflessione sia personale che sociale: “come parlare a queste donne? Come entrare in relazione con loro?”
La presentazione è stata anche un momento di riflessione sulla condizione delle donne detenute, infatti, come osserva l’avvocata e presidentessa dell’associazione “No more- Difesa donna”, Raffaella Casamassima, il sistema penitenziario è pensato al maschile, quindi “come si inserisce la vita delle detenute donne”? La realtà delle donne e quella degli uomini è molto diversa, hanno esigenze igieniche diverse, condizioni di salute diverse e soprattutto molte donne devono confrontarsi con l’esperienza della maternità. Proprio la maternità in carcere è stato un tema cardine della presentazione, l’Avv.ta Roberta Schiralli ha infatti parlato della complessità della maternità dietro le sbarre, sia per quelle donne che hanno i figli con loro, sia per quelle che hanno i figli fuori: “l’infanzia e il carcere sono due mondi inconciliabili”, i figli che vivono in carcere con le madri sono dei veri e proprio “piccoli detenuti” e ovviamente questa condizione, prosegue l’avvocata, non può non avere ripercussioni fisiche e psichiche su un bambino.
“Donne e Arte in Carcere” è un dipinto di quelle che sono “donne invisibili”, donne che hanno espresso con quelle parole tutto il loro mondo, le loro paure, sofferenze, sogni, donne che vivono, come dice Anna Lepore, in un tempo sospeso tra passato e futuro.
