De Grandi: “Ecco perchè il Sindaco mi ha tolto le deleghe”

Dalla Consigliera comunale Maria De Grandi, già Assessore al turismo, cultura e sport dell’Amministrazione Lionetti, sfiduciata un paio di settimane fa dal Sindaco, riceviamo e pubblichiamo.
Ho atteso pazientemente le spiegazioni del Sindaco, che si è trincerato prima dietro un laconico venir meno del rapporto di fiducia, che dice tutto e non dice nulla, e poi dietro la barzelletta della mancata “produttività” dell’Assessore. Salvo una nuova versione, a suo dire non avrei fatto nulla.
Bene, il Sindaco non ha spiegato le motivazioni reali per cui ha deciso di ritirare le deleghe. E a passare per una nulla facente che stava in Comune a riscaldare la sedia o per una incapace non ci sto. Adesso basta, voglio fare chiarezza, per me stessa e soprattutto per i cittadini. Poi lui dimostri il contrario, con i fatti, con gli atti, non con le chiacchiere.
Intanto voglio chiarire subito una cosa: ho gestito, per due anni, un assessorato senza risorse (e questo è riscontrabile dai dati del bilancio comunale, non dalle sue chiacchiere!). Una scelta che io stessa ho condiviso, per privilegiare un maggior contributo al sociale in un momento in cui le famiglie vivevano le difficoltà della crisi economica, e per privilegiare la scuola senza zaino, una eccellenza della nostra scuola ammirata da tutti. Scelte per le quali lo stesso Sindaco mi ha precedentemente elogiata in Consiglio Comunale (basta ascoltare le registrazioni o leggere lo sbobinamento dei consigli, parlo di fatti, non dico chiacchiere!).
Fatta questa premessa, veniamo ad un secondo punto fondamentale: il Sindaco mi ha accusata di non aver partecipato agli incontri per i bandi, facendo l’esempio Mibact, Sac, ecc. Assolutamente falso: agli incontri ci sono andata con lui, ci sono andata con il Vicesindaco, non possono negare la realtà. Mi ha accusata di non aver partecipato ai bandi: altra falsità. Intanto dovremmo capire di chi era la competenza per la partecipazione, data la divisione confusionaria delle deleghe (io cultura, il Vicesindaco beni culturali: di chi era la competenza?). Poi c’è da dire che i bandi solitamente prevedono la compartecipazione dell’Ente: se la competenza era mia, come avrei potuto partecipare non avendo le risorse da mettere a disposizione per la compartecipazione? E quelle poche volte che si è potuto fare qualcosa, la delibera è arrivata in giunta col Vicesindaco proponente (ignorando totalmente la mia partecipazione). Per lealtà ho approvato e taciuto, aspettando che le cose cambiassero. Quanto poi alle proposte, quelle poche che ho potuto fare hanno sempre incontrato il suo “Sì, ma io ho un’idea migliore”… Sì, perché lui forse ritiene di essere l’unico essere pensante.
Ma nessun cambiamento c’è stato, nonostante svariate sollecitazioni fatte al Sindaco perché si modificassero gli atteggiamenti. Al punto che nello scorso Aprile c’è stato il famoso documento con cui gli si chiedeva in maniera pubblica un cambio di rotta. Ma anche qui nulla. E tutto ciò che è stato tollerato per fiducia e per lealtà, è divenuto via via meno tollerabile man mano che passava il tempo. La non condivisione della pianificazione, la non condivisione di alcune difficili e discutibili scelte operate, gli atti forniti all’ultimo momento per
È chiaro che gli assessorati non sono comparti stagni, ma vi pare normale che vi siano continue invasioni di campo? Vi pare normale che venga emanato un bando che coinvolge l’Assessore e l’Assessorato e che l’Assessore lo scopra perché lo trova pubblicato? Vi pare normale che l’Assessore si ritrovi degli impegni già presi, senza esserne messo preventivamente a conoscenza, e li debba solo fare propri? E questa è stata l’ordinarietà quotidiana.
Veniamo ora alla famigerata gara. Ne ho contestato il metodo sin da subito, ritenendolo sbagliato. Ho chiesto al Sindaco, insieme ad altri, di fermarci a riflettere e discuterne per dare il miglior atto di indirizzo possibile per il bene della collettività e dei lavoratori stessi. Non mi ha ascoltata, non ci ha ascoltati, ha voluto procedere per la sua strada e ci siamo ritrovati l’esposto della minoranza e la lite aperta con la ditta cessante, con tanti dubbi di legittimità sull’operato e nessuna certezza di beneficio reale per l’Ente e per la comunità cassanese.
Ciò mi ha costretta a diventare intransigente. Ho chiesto spiegazioni e dati, e mi è stato addirittura detto che stavo interferendo col lavoro degli uffici. Sono stata costretta a fare l’accesso agli atti e a chiedere spiegazioni ai dirigenti, ed il quadro d’insieme che ne è venuto fuori è davvero desolante. Parlando con i dirigenti è risultato evidente il disagio che hanno dovuto affrontare e che i provvedimenti non erano poi così tanto “atti d’ufficio” come mi erano stati presentati. Ho chiesto dati per fare valutazioni, nell’esercizio delle mie funzioni, scoprendo che non esistono.
A questo punto mi sono ribellata e ho cominciato a contestare. E qui ho commesso reato di lesa maestà, sono diventata scomoda, non più allineata, non più soldatino ubbidiente; ho cominciato a non avere più fiducia cieca nell’operato di una diarchia imperante. E il Sindaco mi ha tolto le deleghe, dicendo di non aver più fiducia. Questa è la verità. Ma io non abdico al mio ruolo: sono stata eletta dai cittadini in questa maggioranza e qui resto. Finché ci sarà una maggioranza, ne sarò spirito critico e controllore attento nell’interesse della collettività.
Un’ultima annotazione, in chiusura, a scanso di equivoci e per una corretta informazione, giacchè ho letto in un resoconto fatto da una testata locale cose ascritte al mio intervento ma non veritiere, riporto integralmente le domande che ho posto al sindaco in consiglio: “Ma lei pensa davvero che si possano documentare i lavori con i selfie? Lei pensa davvero che sia legittimo che un dipendente di una ditta esterna faccia da autista ad un consigliere? E sia ben chiaro, non sto dando la colpa al lavoratore: il lavoratore ha fatto quello che gli è stato chiesto, purtroppo sbagliando a sua volta. Per lei è normale indire una gara per sei unità, ignorando che ve ne erano otto in organico nella ditta cessante? E con quale discrezionalità ha scelto i sei tra gli otto? Ha solo generato disagio, non risolvendo il problema”.
Non ho fatto nomi, né mosso accuse ad alcun dipendente, ma stigmatizzato comportamenti e procedure. Non mi si attribuiscano dichiarazioni non vere.
Miriam De Grandi Consigliere comunale