Dimessi i primi due pazienti cassanesi affetti da coronavirus
Sono risultati “negativi” agli ultimi due tamponi per la ricerca del coronavirus e sono stati, così, dimessi.
Tornano a casa, dunque, i primi due cassanesi contagiati dal Covid-19: un uomo di mezza età, ricoverato al Policlinico di Bari lo scorso 15 marzo ed una signora poco più che 80enne, in cura presso il Covid Hospital del “Miulli” di Acquaviva dal 24 marzo scorso.
L’anziana donna è a casa da questa mattina mentre l’uomo, il primo paziente cassanese, sarà dimesso ufficialmente questo pomeriggio.
Ad entrambi i sanitari hanno prescritto almeno una settimana di isolamento presso le proprie abitazioni, per ulteriore misura di garanzia.
Migliorano, intanto, le condizioni degli altri due pazienti cassanesi ospedalizzati: un altro uomo di mezza età, figlio della anziana signora dimessa oggi ed un’altra anziana donna; rispondono bene alle cure dei sanitari del “Miulli” e al momento non destano particolari preoccupazioni.
È guarito, infine, il primo paziente Covid atterrato in Puglia da Bergamo la notte del 20 marzo scorso a bordo di un aereo C-130J della 46ª Brigata Aerea di Pisa con una barella ad alto biocontenimento presso l’Ospedale “Miulli” dove l’uomo, 56 anni, era stato ricoverato con una insufficienza respiratoria severa, a seguito della richiesta dell’Azienda ospedaliera Giovanni XXIII di Bergamo.
Il paziente è adesso fuori pericolo dopo essere stato sottoposto a due tamponi risultati negativi nelle giornate del 24 e del 25 marzo.
“Le sue condizioni di partenza erano piuttosto critiche – spiega una nota dell’ospedale acquaivese – il paziente presentava infatti una miocardite che ne aveva minato le forze e messo a rischio la vita nonostante la giovane età. Il lavoro e le cure dei rianimatori del Miulli hanno però permesso di recuperare la funzione cardiaca e quella respiratoria, tanto da consentire in un breve periodo di arrivare alla rimozione della cannula tracheostomica. Dopo alcuni giorni di riabilitazione, il paziente è riuscito a recuperare una funzione respiratoria normale, merito anche del supporto psicologico, del contatto con la famiglia (assicurato dagli apparecchi digitali che il Miulli ha messo a disposizione per l’uso in reparto Covid) e della forte relazione empatica che si è creata fra il paziente e tutto il personale medico e infermieristico dell’ospedale”.
