Cronaca

Maldarizzi risponde al Gip sulla vicenda della cisterna

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 Assistito dall’avv. barese Francesco Paolo Sisto, il Maresciallo dei Carabinieri Cosimo Maldarizzi ha risposto alle domande del Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Bari in merito alla vicenda che lo ha visto protagonista nei giorni scorsi e che gli ha provocato la riduzione agli arresti domiciliari.

Maldarizzi, già Comandante della Stazione dei Carabinieri di Cassano delle Murge, è accusato dalla Procura della Repubblica di Bari di peculato, omessa denuncia da parte di pubblico ufficiale e depistaggio. 

Il militare non si è trincerato dietro il silenzio ma stando a quanto spiegato dal suo legale, ha risposto ai rilievi del Gip spiegando la sua versione dei fatti e respingendo le accuse. 

Secondo quanto è emerso nel corso dell’interrogatorio, tutto inizia il 29 giugno 2018 quando i carabinieri di Cassano fanno irruzione in un capannone apparentemente abbandonato in contrada “Pezza della Stella”, alle spalle del Polisportivo Comunale. All’interno vi trovano diversi veicoli rubati al titolare di una ditta di trasporti. Tra questi un autocarro Fiat “Iveco 100” nonchè una cisterna in vetroresina, vuota, di circa sessanta quintali il cui valore supererebbe i diecimila mila euro. Come testimonierà successivamente il proprietario dell’Iveco, quella cisterna era installata sul suo furgone. Tutti i mezzi ritrovati vengono affidati alla custodia di una ditta di soccorso stradale. Il capannone viene svuotato ma resta la vasca in vetroresina. Il titolare della ditta, sosterrà poi che è stato proprio Maldarizzi a dirgli di lasciarla lì dove era “perchè ci sono ancora dubbi sulla reale provenienza”.

Gli inquirenti – secondo quanto scrive il quotidiano “La Gazzetta del Mezzogiorno” – sostengono che nelle ore e nei giorni successivi al ritrovamento “non viene operato il sequestro, né vengono verbalizzate le operazioni che hanno portato al rinvenimento di quei veicoli rubati; non vengono effettuate le segnalazioni all’autorità giudiziaria procedente né alla polizia giudiziaria che aveva trasmesso la notizia di reato; nè vengono avviate ricerche per risalire al proprietario del terreno e del capannone”. Inoltre dai riscontri eseguiti sulla utenza di Maldarizzi, emergono contatti telefonici tra lui e il titolare di un noto agriturismo della zona. Meno di due ore dopo il blitz la cisterna vuota viene prelevata e trasferita nella antica masseria gestita dall’uomo che Maldarizzi ha contattato. Il 7 agosto 2018 la refurtiva viene restituita al proprietario che denuncia: “Manca la cisterna, che fine ha fatto?”.

Partono le indagini dei carabinieri di Gioia e Acquaviva e nel dicembre 2019 Maldarizzi viene a sapere della esistenza della indagine, contatta la società che aveva in custodia i veicoli ritrovati e la informa che a causa di un equivoco la cisterna non era stata prelevata insieme ai mezzi rubati da quel vecchio capannone.

Il custode giudiziario torna a Cassano per prelevare il serbatoio in vetroresina che nel frattempo è stato riverniciato. Su indicazione di Maldarizzi non si dirige al vecchio capannone dove tutto era successo un anno e mezzo prima ma all’esterno della sede dell’agriturismo. Ogni cosa sembra essere tornata al suo posto ma non è così. L’inchiesta si chiude con l’arresto del Luogotenente di stanza a Cassano.  Con lui risultano indagati uno dei suoi militari, il responsabile dell’agriturismo, il custode giudiziario.

 

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