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ZULLO: LA VITA È UN DONO INDISPONIBILE E INSOPPRIMIBILE. LO ERA ANCHE PER ELUANA

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Sulla vicenda di Eluana Englaro, riceviamo e
pubblichiamo una riflessione del consigliere regionale Ignazio Zullo.

 

Il dono della
vita non appartiene a noi stessi né a un genitore ma è patrimonio dell’umanità
intera ed è come tale indisponibile ed insopprimibile perchè, come nel caso di
Eluana, viene meno la relazionalità fisica e cognitiva ma non la sfera delle
emozioni.

Sopprimendo
Eluana si è voluto tranciare il rapporto emozionale tra Lei e il mondo intero
e, purtroppo per coloro che ne hanno determinato la morte, la vita è fatta
anche di emozioni. Pensate se Eluana non ci fosse stata, le sue sofferenze non
sarebbero mai state visibili ai nostri occhi, ai nostri cuori e alle nostre
coscienze. Pensate alle emozioni che Eluana ha provato in tutti questi anni di
sofferenza e, soprattutto, negli ultimi giorni di della sua vita avviata alla
morte proprio da coloro che operano come “professionisti della vita”.

Sono orgoglioso di aver aderito al progetto
politico del Popolo della Libertà e, con chi condivide il culto e l’amore per
la vita dal concepimento alla morte naturale, voglio combattere le battaglie
che attengono alle dignità e ai diritti fondamentali delle persone
quotidianamente violati.

Una di queste è certamente tutto ciò che riguarda
l’accanimento terapeutico che non sempre si coniuga ad un cinismo medico ma
molto spesso è frutto di un Sistema Sanitario e Socio-Assistenziale incapace di
rispondere ai reali bisogni che derivano dalla disabilità, dalla perdita
dell’autosufficienza, dagli stati di vita terminale.

Un sistema che non riesce a comprendere che in
molti casi, come nel caso di Eluana, "il più" nel senso di
interventismo terapeutico, di innovazione tecnologica e di investimento
economico – non coincide sempre con "il meglio" perché non sono in
nome della volontà soggettiva della persona di conservare la dignità umana
anche nella fase terminale della vita. Se "il più" non equivale al
meglio, analogamente, "il meno" non corrisponde necessariamente al
peggio: molti pazienti ricercano benefici in termini di supporto relazionale,
supporto psicologico e spirituale e di inserimento sociale. E se siamo arrivati
alla TAC, alla RMN, alla chirurgia robotica ecc.. ecc..nel contempo ci siamo
fatti sfuggire di mano il senso umano del servizio e della cura.

E forse è questo che portava Beppino, che
abbraccio idealmente accomunandomi al suo dolore, a dire “questa vita non può
continuare”.

 

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