ZONA PIP DI CASSANO? “SZERO” RICHIESTE, DIREBBE MOURINHO
Niente da fare per la Zona PIP di Cassano.
Al 30 aprile 2010 in Comune sono arrivate “szero” richieste, come direbbe l’allenatore interista, da parte delle imprese. Nessuna richiesta, così come era già successo il 28 febbraio scorso, termine ultimo per la presentazione, relativamente al primo bando. Tant’è che si pensò ad una proroga, appunto al 30 aprile, sperando che qualche imprenditore coraggioso si facesse avanti.
Invece nulla.
Non era andata meglio all’ex amministrazione Gentile. Quando nel luglio del 2007 fu adottato il PIP, si sperava che le aziende fossero interessate ad insediarsi in una nuova zona “industriale” anche se le modalità di acquisizione della aree e realizzazione della “maglia” suscitarono diverse perplessità.
Al Bando (novembre 2008) risposero 39 aziende ma una fu esclusa. Un risultato che fece ben sperare gli amministratori dell’epoca. Quando, però, nell’estate scorsa le aziende che avevano “manifestato interesse” furono chiamate a confermarlo, versando la relativa quota al Comune, solo 1 ditta (su 38) versò effettivamente la quota. Le altre, di fatto, avevano abbandonato, nel frattempo, ogni ambizione.
Sarà la crisi? Certamente.
Sarà che la Regione non ha ancora deliberato in merito ai finanziamenti proprio per le imprese che fanno nuovi investimenti nelle nuove zone PIP? Anche.
Ma non sarebbe il caso, questa volta, di riflettere su un dato: a Cassano questa nuova Zona PIP serve davvero? Non ci sono forse già tanti capannoni pronti a soddisfare la voglia (presunta) di espansione da parte di chi produce? Non c’è ancora un lotto disponibile, molto esteso, presso il COSVIM, eventualmente da utilizzare? Non sarebbe il caso di rispolverare il Protocollo d’Intesa fra i Comuni della Murgia (tra cui Cassano) che mira a riconvertire le imprese industriali decotte, come quelle del salotto, già dimenticato, prima ancora di essere minimamente attuato?
E, soprattutto, è davvero questa la vocazione di Cassano, ovvero avere capannoni su capannoni, magari vuoti, magari che servono solo a chi li progetta e costruisce?
Potrebbe essere una buona occasione per fermarci, capire e disegnare meglio il futuro di questa comunità, prima di avventurarci nell’ennesimo vicolo cieco?