“CERCASI UN FINE” ATTACCA IL SINDACO SUL GARDEN VILLAGE
“Ha ragione Tremonti”, si legge in un manifesto murario fatto affiggere oggi dall’Associazione a proposito della vicenda “Garden Village”, il villaggio turistico abusivo, confiscato e definitivamente acquisito al patrimonio comunale di Cassano, su cui l’associazione vorrebbe realizzare, recuperando alcuni villini, una “Casa della Convivialità – don Tonino Bello”.
Non solo l’Amministrazione Comunale, secondo l’Associazione, non ha dato seguito alla Convenzione stipulata con l’ex Giunta Gentile ma ha pure rinunciato ad un finanziamento da 1 milione di euro già stanziato dal Ministero dell’Interno per recuperare in parte quel bene.
La vicenda sembrava ad una svolta dopo l’incontro in piazza Moro dello scorso 2 luglio, quando don Luigi Merola, sacerdote impegnato contro la camorra e l’illegalità diffusa, parlò del “Garden Village” chiedendo che venissero fatti passi in avanti da entrambe le parti. Un invito accolto da parte dell’Amministrazione, in qualche modo pronta a ridiscutere la vicenda.
A cui, evidentemente, non è stato dato alcun seguito visto l’attacco di oggi da parte dell’Associazione presieduta da Pino Greco: nel manifesto, infatti, si fa riferimento proprio all’incontro con don Luigi Merola per dire, in sostanza, che la Di Medio e l’intera Amministrazione hanno preso in giro sia il prete anticamorra che la cittadinanza cassanese, rinunciando al finanziamento poichè ci sarebbe “un ricorso alla Corte Europea da parte dell’ex proprietario, il costruttore gravinese Varvara” – si spiegava quella sera in piazza da parte del sindaco: fino al pronunciamento definitivo, dunque, il Garden Village resta così com’è.
Durante tutta l’estate “Cercasi un fine” ha raccolto oltre trecento firme sotto una petizione poi presentata al sindaco e al Consiglio Comunale, per chiedere che venisse dato seguito alla convenzione, senza rinunciare al finanziamento.
A stretto giro di posta arriva la difesa del Sindaco che in una lettera inviata all’Associazione e ai Capigruppo Consiliari afferma che non si è affatto rinunciato a quel finanziamento ma semplicemente si è agito con prudenza visto che Varvara ha chiesto un pronunciamento alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Che succederebbe – si chiede l’amministrazione comunale – se la Corte dovesse “restituire” il bene al costruttore o perlomeno assegnarli un risarcimento? Il Comune si troverebbe nella condizione di pagare l’ex proprietario del Garden Village e anche lo Stato italiano visto che il milione di euro andrebbe restituito, non essendo più in grado di realizzare il progetto.
Di seguito, la lettera del sindaco Maria Pia Di Medio:
Oggetto: Riscontro Vs. Petizione popolare del 03.09.2010
Mi è stata notificata la raccolta di firme relativa alla vicenda GARDEN Village, ma il contenuto della stessa appare apodittico ed inveritiero.
Vorrei in questa sede chiarire la posizione della mia Amministrazione che ha sempre agito in maniera chiara e senza possibilità di future conseguenze negative, anche economiche, per le casse comunali oltre che per la Vs. stessa Rete (le cui finalità – si ribadisce ancora- sono da tutti apprezzate e condivise).
Dopo approfondito studio dell’intero fascicolo, reso necessario anche per le richieste di chiarimenti giunte dalla Prefettura di Bari, ho avuto modo di accertare quanto segue:
1. dopo varie vicende giudiziarie, il Comune di Cassano delle Murge ha acquisito al suo patrimonio il complesso immobiliare denominato “Garden Village”;
2. con apposita Delibera di Consiglio Comunale, l’Ente, che oggi mi pregio di rappresentare, destinava il noto complesso a finalità sociali;
3. dopo gara, l’Associazione “Cercasi un fine”, con l’intera Rete, veniva individuata quale soggetto idoneo a convenzionarsi con il Comune di Cassano delle Murge per un progetto di “coprogettazione di interventi innovativi e sperimentali da realizzare nel citato complesso e successiva collaborazione nella fase di realizzazione ed erogazioni delle inerenti prestazioni”;
4. tale progetto veniva candidato al P.O.N. “Sicurezza per lo sviluppo – Obiettivo Convergenza” 2007-2013 Ob. Oper. 2.1;
5. sulla scorta di una complessiva analisi delle statuizioni emesse a seguito dei vari giudizi, emergeva che, del complesso “Garden Village”, veniva accertata:
a) la natura “oggettivamente” abusiva della lottizzazione nell’ambito della quale sono stati realizzati i 17 manufatti edilizi (10 dei quali interessati dal progetto in discorso) in zona sottoposta a vincolo paesaggistico/ambientale a ridosso della foresta demaniale “Mercadante”;
b) la univoca individuazione della causa della delibata abusività nell’assenza di preventivo titolo autorizzativo paesaggistico/ambientale;
c) la comminatoria della sanzione “amministrativa” della confisca dell’aree lottizzate e dei manufatti ivi realizzati in assenza di accertamento di responsabilità individuali del costruttore, a cagione dell’intervenuta decorrenza dei termini di prescrizione del reato.
Ovviamente, sulla scorta di tanto, è opportuno ribadire che, a seguito dell’acquisizione al patrimonio comunale dei terreni e dei manufatti (incompleti), gli amministratori comunali dell’epoca hanno compiuto dapprima la scelta di non restituire l’area alla propria funzione di salvaguardia paesaggistico-ambientale, omettendo di demolire gli edifici realizzati entro la fascia di rispetto del bosco contermine (deliberazione C.C. e successivi atti esecutivi tuttora sub iudice in pendenza di impugnazione in sede giurisdizionale amministrativa), per poi spingersi a convenzionarsi con soggetti privati ai fini della “coprogettazione di interventi innovativi e sperimentali da realizzare nel citato complesso e successiva collaborazione nella fase di realizzazione ed erogazioni delle inerenti prestazioni”.
Al cospetto di siffatte premesse della proposta progettuale epigrafata, che l’attuale Amministrazione ha ereditato al pari degli atti ad essa presupposti, in corso d’istruttoria sono venuti in rilievo pregnanti interrogativi.
In primo luogo il Comune, nell’interesse di tutti, si è chiesto se risponda a canoni di prudenza e buona Amministrazione tenere in vita un’ambigua forma di co-gestione con soggetti privati della magna pars dei beni confiscati, pur nella consapevolezza – evincibile già nelle pieghe del dibattito consiliare e giudiziario del 2008 di potenziali, non improbabili, code restitutorie/risarcitorie della confisca comminata a danno di precedenti proprietari sfuggiti a condanna penale.
A conferma di tanto, si sottolinea la circostanza che proprio il costruttore del ridetto complesso immobiliare ha proposto, nel Marzo 2009, ricorso innanzi alla Corte Europea dei diritti dell’uomo.
Potrà essere nota la revisione critica cui è sottoposto l’istituto della confisca ex art. 44 T.U. Edilizia (D.P.R. 6.6.2001 n. 380) a seguito della pronuncia della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in data 30.8.2007 sul caso “Punta Perotti”, appunto con riguardo alla natura sanzionatoria penale della “confisca urbanistica” ed alla ineluttabilità del necessario riferimento all’elemento “morale” del proprietario colpevole.
Si dà il caso, peraltro, che l’originario proprietario dell’area e dei manufatti abbia già espressamente manifestato in sede giurisdizionale amministrativa l’intento di far valere, come ha fatto valere, il suo presunto diritto a conservare il titolo confiscato proprio innanzi alla Corte europea.
Tale intento, unito alla forza del precedente giurisdizionale specifico ed al revirement della stessa Cassazione che ha di recente escluso il ricorso a confisca in assenza di accertamento del reato di lottizzazione abusiva (nella vicenda del complesso edilizio Agorà di via Fanelli a Bari), induce il Comune a non dare per scontata la conservazione della titolarità dei beni confiscati, con valutazioni conseguenti circa l’opportunità di atti di disposizione, pure parziali, che modifichino lo stato dei luoghi o rendano difficoltosa la retrocessione dei beni.
Proprio questi elementi hanno indotto l’attuale Amministrazione a sospendere ogni attività di affidamento delle altre villette anche con riferimento a soggetti di diritto pubblico.
Infatti, l’impiego di ulteriori risorse economiche sui manufatti – per di più mediato dalla partecipazione di soggetti privati – esporrebbe il Comune ad una sorta di duplice esposizione di tipo risarcitorio, nei confronti del vecchio proprietario ed al cospetto dell’Autorità finanziatrice in caso di mancato conseguimento degli scopi del finanziamento.
Ma vi è di più, è tutt’altro che dimostrata la facoltà del Comune di porre in essere e/o autorizzare legittimamente interventi di completamento e di ristrutturazione di edifici risultanti tuttora privi di autorizzazione paesaggistica.
Ai tratti problematici testè riassunti, deve necessariamente aggiungersi un rilievo di tipo sostanzialista, legato cioè alla natura ontologicamente risarcitoria dei valori paesistici e ambientali lesi dalla mancata acquisizione preventiva dell’autorizzazione dell’Autorità preposta alla tutela del vincolo (che è – ricordiamolo – l’unico motivo in base al quale i Giudici penali hanno considerato “oggettivamente” abusiva la lottizzazione Garden Village).
L’acquisizione dei beni al patrimonio pubblico, indipendentemente dalla questione – anch’essa rimasta irrisolta – della conservazione degli edifici abusivi, avrebbe dovuto necessariamente corrispondere ad un loro utilizzo in funzione della valorizzazione anche della foresta, vale a dire con impieghi congrui a risarcirne la lesione.
Tanto premesso, occorre sottolineare alla luce di una situazione che tecnicamente non appare essere definita, questa Amministrazione ha inteso evitare conseguenze economiche negative ed ulteriori costosi strascichi giudiziari e tanto anche in considerazione di quanto rilevato nell’Allegato II del P.O.N. “Sicurezza per lo sviluppo – Obiettivo Convergenza” 2007-2013 Ob. Oper. 2.1. (pag. 18)
Nello stesso, infatti, testualmente si legge: “Il beneficiario (n.d.r. il Comune di Cassano delle Murge) dichiara di essere a conoscenza che in caso di inadempienza per responsabilità diretta, mancato rispetto dei tempi previsti dal cronoprogramma degli interventi, mancato rispetto degli impegni assunti e degli obblighi derivanti dai provvedimenti emessi dall’Autorità di Gestione, accertamento di irregolarità, si procederà alla revoca dei finanziamenti stessi ed al recupero delle somme eventualmente erogate, maggiorate degli interessi legali secondo le modalità previste dalla vigente normativa regionale, nazionale e comunitaria. IN TAL CASO IL PROGETTO RIMARRA’ TOTALMENTE A CARICO DEL BENEFICIARIO” (n.d.r. il Comune di Cassano delle Murge).
Auspicando di aver fatto chiarezza in ordine all’operato di questa Amministrazione che certamente non può considerarsi come momento di “avversione e osteggiamento” ad un progetto che coinvolge Associazioni di grande valenza sociale, ma di grande oculatezza per gli interessi dell’intera comunità, colgo l’occasione per porgere i miei più distinti saluti.
Il Sindaco
Dott.ssa Maria Pia Di Medio