Cultura

Buon compleanno, Cassano “delle Murge”

panorama di Cassano


Sono 150 anni – oggi – che il nostro paese viene denominato “delle Murge”: una aggiunta al toponimo Cassano che è espressione di una identità. L’Amministrazione Comunale invita tutti in piazza Moro, questa sera, alle 20.30: sarà scoperta una targa commemorativa per ricordare in futuro la ricorrenza e sarà proiettato il film che il grande regista Francesco Rosi girò a Cassano nel 1981, “Tre Fratelli” che riprende luoghi e scorci del nostro territorio.

Ma come nasce la scelta di indicare con “delle Murge” questa cittadina, differenziandola dalle altre?

Lo abbiamo chiesto allo storico e saggista cassanese prof. Antonio Giordano che sull’argomento ha effettuato numerose ricerche e un libro, “Cassano delle Murge -Paese mariano”.

 

Era il 14 agosto 1862, allorquando, il Consiglio Comunale dell’epoca deliberò di chiamare il nostro comune “Cassano delle Murge”, al fine di distinguerlo nettamente dagli altri circa dieci Cassano, presenti sul territorio nazionale.

A tal proposito è ancora il caso di rimarcare che l’origine più certa e meglio rispondente al vero, sotto l’aspetto linguistico-strutturale e semantico, nonché sotto quello storico-toponomastico, è quella che ci riporta alla tesi della “Gens Cassia”, quindi a “Cassianum”, “territorio di Cassio”, che nulla ha a che vedere con il dio bifronte latino e greco “Ianus-Giano”.

Per dare ancor più certezza storica alla mia ricerca, all’epoca in cui stavo scrivendo il libro “Cassano delle Murge-Paese Mariano” (ed. Di Canosa), mi misi in contatto con alcuni, autorevoli storici locali degli altri Cassano, i quali erano ugualmente dell’avviso che anche il toponimo dei loro paesi derivava da “Cassianum”, a differenza, invece, dei due “Giano”( Giano dell’Umbria, nella valle del Clitunno, e Giano Vetusto, un piccolo comune, che si trova nell’antica “Cales” in provincia di Caserta.

Come ho evidenziato nel libro, ci sono, poi, due “San Casiano”, l’uno in Alta Badìa e l’altro in provincia di Lecce.

Ad avvalorare ancor più la tesi da me sostenuta sull’origine del toponimo “Cassano” da “Cassianum”, citai “Casarano”, la bella cittadina del Salento, fondata da un centurione di nome Caesar, della gens romana “Julia”, della quale il personaggio fu noto ed illustre fu Caio Giulio Cesare.

Secondo Cicerone, la derivazione è “Caesar-ianus,a,um, per cui “Casarano” deriva da “Caesarianum”, ovvero territorio di Cesare.

Si badi bene che, quello che oggi si fa passare come “Borgo di Giano”, in tempi molto lontani, (siamo esattamente all’epoca dell’antica chiesa matrice e del decreto di Roberto il Guiscardo del 1090 circa e quello di Alessandro VIII del 1171, ovvero quando la facciata principale della chiesa matrice si trovava esattamente alle spalle di quella attuale), tanto lo stesso sagrato, quanto tutta l’area circostante, compresa via Sanges, via Crocifisso e tutta via Turitto, costituiva il “Borgo S. Caterina” di Alessandria d’Egitto.

Con l’aggiunta di “delle Murge” si volle mettere in risalto una sua specifica prerogativa: quella di località situata nel pieno delle “murge”, tipico rilievo dell’Appennino pugliese, di carattere carsico, ricco di doline e grave, tra il fiume Ofanto ed il tavoliere di Lecce.

A quella data, il nostro comune aveva una popolazione di 4.219 abitanti che, rispetto al 1° censimento ufficiale del 1961, era diminuita di un bel po’ di unità soprattutto a causa di pestilenze.

Esattamente un anno prima (8 agosto 1861) era stato soppresso il Decurionato, che dal tardo Medioevo, sino all’età napoleonica, aveva costituito l’insieme delle persone di ciò che, oggi, va sotto il nome di Consiglio-amministrazione comunale.

Ricordiamo, anche, che era costituito da un ristretto numero di persone, elette previo sorteggio ed era sottoposto ad un controllo rigoroso da parte dell’intendente di nomina regia.

I decurioni era tre per ogni 1.000 abitanti e si riunivano almeno una volta al mese, sotto la presidenza del sindaco, presenti il cancelliere comunale (corrispondente all’attuale segretario) ed il parroco, che compilavano anche la lista di leva e proponevano alle altre autorità superiori le guardie urbane ordinarie e supplenti.

Lanciando lo sguardo sempre alla fine del 1861, è da mettere in risalto un evento molto importante per il paese, che, in un certo qual modo, andò ad incidere sulla vita e sulle abitudini del popolo, ovvero l’entrata in funzione del primo servizio di illuminazione, con i suoi iniziali dieci fanali ad olio.

Sempre alla fine del 1861, l’8 dicembre, giorno della ricorrenza della festa dell’Immacolata Concezione, il nostro paese fu fortemente scosso e turbato da un tragico evento: l’assassino dell’avvocato Antonio Maria Galietti, difensore del popolo.

In questi 150 anni della storia del nostro comune, rientra a pieno titolo anche la storia del nostro stemma.

In proposito, diciamo subito che il primo stemma civico fu il Pellicano: una immagine dalla simbologia molto suggestiva sul piano della pura tradizione. Appunto, nella simbologia cristiana, questo meraviglioso uccello occupa un posto di rilievo, giacché è accostato alla figura di Gesù Cristo. Difatti, sia pure con la dovuta cautela interpretativa, il sacrificio del pellicano, che nutriva i suoi piccoli strappandosi lembi di carne dal petto, in epoca alto-medioevale, era accostato alla figura di Gesù, che sacrificò la sua vita per la salvezza dell’umanità intera. Per tale ragione, l’immagine del Pellicano è presente in molte chiese esoteriche come quelle di S. Pietro e San Giovanni Battista.

Nel corso degli anni, all’immagine del Pellicano subentrò quella dell’Assunta in cielo, circondata da angioletti.

Successivamente, nell’anno 1805, in seguito alla venuta degli anticlericali, fu tolta l’immagine della Vergine Maria e restò solo quella del Pellicano fino al 1818, allorquando, ancora una volta, riapparve l’immagine della Madonna, con a fianco S. Nicola e S. Rocco.

Dobbiamo arrivare intorno alla metà dell’800, per ritrovare incisa, sul nostro stemma, ancora una volta l’immagine del Pellicano sopra all’effige della Madonna, così come si può ben evincere dallo stemma in pietra, presente sulla facciata del palazzo del Giudicato Regio in via C. Chimienti, al civico 28.

Nel 1886, realizzato il nuovo palazzo comunale, sulla porta d’ingresso fu apposto lo stemma, che riportava l’immagine del solo Pellicano, simile a quello presente sulla facciata della Torre civica, andato smarrito.

Infine, con Regio Decreto del 19.11.1934, fu deciso definitivamente che lo stemma del Comune di Cassano delle Murge doveva riportare l’effige dell’Assunta in cielo, appena posata sulle nubi, con ai lati due angioletti.

L’anno successivo, ovvero il 27.6.1935, con Regio Decreto si ebbe il riconoscimento dell’attuale gonfalone.

Ricordiamo, altresì, che alla data del 31.12.2011, Cassano delle Murge aveva una popolazione di 13.804 abitanti, che, sicuramente, in virtù dell’ultimo, recente censimento, i cui dati ufficiali non sono stati ancora resi noti, potrebbero superare le 14 mila unità.

In questi 150 di storia, il nostro paese ha vissuto momenti di esaltanti di crescita culturale, civile e sociale, di serenità e benessere, di progresso, di gloria e vanto, ma anche tanti momenti di tristezza e dolore, a causa di tragedie che hanno toccato fortemente la coscienza civile, i sentimenti e gli affetti più cari della gente.

Cassano ha dato un forte tributo alle lotte risorgimentali ed alle due guerre mondali.

Furono in molti che entrarono nelle file della carboneria, anche donne, che solevano riunirsi segretamente presso il “Camarone” e il Convento S.Maria degli Angeli, dove operavano le “cugine giardiniere”.

Tanti furono, poi, coloro che, con il loro olocausto, onorarono la Patria, a partire dalle Guerre d’Africa ( con tre caduti), fino alla 1^ Guerra mondiale, con i suoi 87 eroi, ed alla 2^ Guerra mondiale, con altri 48 caduti, oltre ai 55 ex combattenti, appartenenti alla locale sezione dei Mutilati ed invalidi di guerra.

E’ a costoro che Cassano deve grande riconoscenza, mantenendone sempre vivo il ricordo ed il legame.

Nella stessa maniera in cui identica gratitudine deve essere conservata nei confronti di tutti coloro che, a diverso titolo ed in diversi campi, in questi 150 anni, hanno onorato questo nostro meraviglioso paese.

 

 

         prof. Antonio Giordano

 

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