Novità dal fronte Natuzzi: solidarietà e CIG

Via Molise a Roma sta diventando sempre più meta di pellegrinaggi laici di tanti lavoratori, amministratori locali, che si recano alla sede centrale del MISE per risolvere le numerose vertenze delle molte aziende che in Italia, e soprattutto nel Mezzogiorno, lasciano o chiudono gli stabilimenti per delocalizzare all’estero.
La morsa della crisi non accenna ad allentare la presa e, di conseguenza, numerosi sono i lavoratori che si ritrovano, di punto in bianco, senza il posto di lavoro nell’immediato e, cosa più grave, senza la prospettiva di un futuro tranquillo.
Il MISE diventa quindi il santuario laico al quale recarsi per ricevere almeno un conforto e, si spera, anche la grazia. Purtroppo si è arrivati a questo punto; sembra che si faccia un favore ai lavoratori se si decide di rimanere con la produzione in Italia.
Una delle tante crisi del territorio murgiano riguarda il mobile imbottito, che naviga in cattive acque da circa un decennio. In questi mesi e anni si sono tenuti numerosi incontri per cercare di salvare il salvabile, come accaduto negli incontri delle ultime settimane, dove le parti in causa hanno raggiunto un accordo nel quale sono stati stilati una serie di punti. A questi due ultimi incontri, oltre ai funzionari del MISE, sono intervenuti anche i pari gradi del Ministero del Lavoro.
In breve, nell’accordo si è trovato il sistema per far convivere contratti di solidarietà e cassa integrazione, così come è stato superato il problema della defiscalizzazione. Infatti i lavoratori non dovranno più pagare gli interessi per gli anticipi dalle banche.
Come si diceva, si parte con i contratti di solidarietà e con la cassa integrazione, che dovrebbe essere a rotazione fino ad ottobre. I numeri dicono che i contratti di solidarietà riguardano 1400 addetti, mentre in cassa ne vanno 500. Su quest’ultimo aspetto la discussione sarà intensa, perché si dovranno stabilire i criteri con i quali applicare l’ammortizzatore sociale.
Un’importante novità riguarda lo stabilimento di Ginosa, che riapre entro ottobre 2015 e riassorbe un centinaio di lavoratori. L’opificio avrebbe riaperto per il 2017. Con il nuovo accordo si anticipa la riapertura. Sebbene Ginosa riapra i cancelli, al momento non è chiaro che tipo di produzione si farà al suo interno, così come non è chiaro chi dei lavoratori dovrà rientrare. Anche su questo punto se ne dovrà discutere in assemblea.
Secondo alcune indiscrezioni, nei due stabilimenti di Jesce, a Laterza, alla sede centrale e a Matera si procede con i contratti di solidarietà. A Ginosa invece è prevista la cassa integrazione, che vede un centinaio di unità lavorative, mentre le restanti 400 saranno a zero ore.
Il prossimo 3 marzo è previsto un incontro a Roma per l’eventuale sigla di tale accordo e in seguito si terranno assemblee sindacali negli stabilimenti per chiarire meglio i dettagli.
È senza dubbio un traguardo importante. C’è da registrare il cambio di strategia dell’azienda, che non ha preso decisioni unilaterali ma ha discusso con le parti sindacali. Certo, il numero di lavoratori in cassa integrazione è ancora piuttosto alto. Se si tornasse a lavorare su quel punto per ridurne le quantità, sarebbe una vittoria di tutti.