“Allegoria”, quando il passato è ancora attuale

“Non è una storia romanzata, è un romanzo storico in cui i protagonisti che lo popolano sono esattamente i protagonisti della vita vera in cui si svolse quella vicenda. Dicono le cose che hanno detto, fanno le cose che hanno fatto”. E’ così che Walter Cerfeda descrive il suo nuovo romanzo intitolato “Allegoria” (Il raggio verde editore) e presentato a Cassano giovedì 1 settembre.
Il romanzo parte dalla ricostruzione storica dell’assedio e della conquista di Otranto da parte dei Turchi nel 1480, che giunsero con quindicimila uomini sulle coste pugliesi. Gli arabi misero in fuga gli Aragonesi, decapitarono 813 otrantini, che si rifiutarono di convertirsi all’Islam e mantennero il controllo della città per circa 13 mesi.
L’autore però, non si sofferma solo su avvenimenti che sono noti, ma si pone una domanda importante, come dice lui stesso durante la presentazione: “Se la storia la scrivono i vincitori, perché viene descritta solo la sconfitta? Eppure, nel settembre 1481, Otranto viene riconquistata, allora perché non se ne parla?”. Proprio il bisogno e la volontà di rispondere a questa domanda, sono alla base della nascita di questo romanzo. In realtà, questa parte della vicenda di Otranto, rappresenta una pagina vergognosa per la storia italiana, fatta di intrecci, meschinità e tornaconti personali dei vari Stati e “staterelli” della nostra penisola, che non colsero l’invito dell’allora Pontefice alla coesione. Infatti, preferirono mantenere dei rapporti economici e politici con i Turchi, piuttosto che sconfiggere l’invasore: alla fine, la riconquista di Otranto non fu altro che la conseguenza della fuga dei Turchi nel 1481 e non di un’azione militare compatta e organizzata.
Walter Cerfreda pone l’accento su come tutta questa vicenda può essere letta appunto, come un’allegoria della situazione attuale (di qui il titolo dell’opera), un presente che vede ancora le grandi potenze occidentali contrapposte a una realtà orientale, quella dell’Isis. Quella vicenda non è una storia morta, ma è ancora attuale, dopo 600 anni gli interrogativi sono ancora gli stessi, le problematiche che si presentarono allora, si presentano anche oggi: “È una guerra di religione o è una guerra di potere? I Turchi volevano conquistare Roma perché lo diceva il Corano o perché volevano sottomettere l’antico Impero romano? Dove si trova il confine tra religione e potere? Se è una guerra di potere come si combatte?”.
Oggi l’Isis rappresenta “il terrorismo che si fa Stato” e come si combatte un potere che è stato lasciato agire liberamente per due anni, permettendone una diffusione in tutto il mondo, il cui messaggio di violenza è stato accolto anche da persone nate e cresciute nella nostra società occidentale? Queste domande, prosegue l’autore, dovrebbero portare l’uomo occidentale a interrogarsi su quelli che sono i suoi valori. Che messaggio mandiamo alle altre realtà e alle altre culture? Sicuramente non un messaggio positivo se la risposta è l’odio, allora siamo una società egoista, edonista e superficiale?
Per combattere un nemico che ormai, dopo due anni, non è confinato più in uno spazio definito, ma è nascosto nel nostro stesso tessuto sociale, osserva lo scrittore, non bastano le bombe, ma l’azione va accompagnata da una propaganda di valori e principi di uguaglianza e civiltà, non con una campagna di divisione, con la costruzione di muri e barriere.
Walter Cerfreda non ha scritto solo un romanzo storico, non ha solo ricostruito una vicenda del 1480, ma ha dipinto anche la storia attuale, ponendo interrogativi e suscitando riflessioni che oggi sono costantemente all’ordine del giorno.