Politica

Rissa fra dipendenti comunali: Consiglio a porte chiuse

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Consiglio Comunale in “seduta segreta” ed a “porte chiuse”: i cittadini cassanesi non devono sapere che cosa succede quando alcuni dipendenti comunali che si pigliano a cazzotti (in orario di lavoro) e quali misure disciplinari l’Amministrazione intende prendere nei loro confronti per salvaguradare il nuon nome del Comune e di Cassano.

E’ successo, prima volta, almeno a memoria di cronista in 35 anni di attività, ieri sera, alle ore 22.00 circa, nel corso del Consiglio Comunale.

Fra le tante interpellanze e interrogazioni presentate dalla minoranza, infatti, ce n’era una riguardante proprio la rissa scoppiata qualche settimana fa fra due dipendenti comunali, una storia che “La voce del paese” ha raccontato in esclusiva nei giorni scorsi.

Ebbene, aggrappandosi ad una norma del Regolamento comunale che nulla c’entra con la vicenda, la Presidente del Consiglio Antonella Gatti, supportata dal Segretario Generale, ha fatto sgombrare tutti dall’aula dichiarando, dopo la votazione a maggioranza, che i cittadini non possono venire a conoscenza di quanto accaduto e di che cosa l’Amministrazione Di Medio intende fare per evitare il ripetersi di certi fatti.

I Consiglieri di minoranza hanno protestato a lungo per questa decisione perché la privacy, invocata dalla Presidente, poteva essere benissimo salvaguardata in altro modo, senza evitare di parlare del fattaccio e dei suoi protagonisti.

Ma la maggioranza è stata irremovibili: via tutti dall’aula!

Cronisti, cittadini, forze dell’ordine sono dovuti così uscire dalla Sala Consiliare ed a porte chiuse i lavori hanno proseguito. Ma in un vicolo cieco.

Già, perché i presentatori della interrogazione, i Consiglieri di minoranza, hanno formalmente abbandonato l’aula per protesta, dunque non c’era nessuno a presentarne il testo. E senza testo da leggere, non può esserci discussione dunque la Di Medio ha deciso di non procedere con la risposta verbale.

Non solo.

Non ci sarà neppure risposta scritta proprio perché ci sarebbe violazione della privacy nei confronti dei due.

Caso chiuso, insomma.

Eppure non è certo la politica che deve approfondire il caso ed eventualmente comminare sanzioni, visto che il nostro Comune è dotato di una Commissione disciplinare e di un Regolamento sul comportamento dei pubblici dipendenti che, in capo al Segretario Generale, dovrebbe intervenire in casi come questi.

Che c’entra, allora, la politica? E cosa c’entrano la privacy ed i dati sensibili dei due coinvolti, se non solo tutta la vicenda è ormai di dominio pubblico ma il fattaccio – lo ricordiamo – è avvenuto in orario d’ufficio e nella pubblica piazza dunque le norme del Regolamento nulla c’entrano con la vicenda.

Il fatto è che lquanto accaduto coinvolge direttamente uno dei Consiglieri comunali di maggioranza, “affine” ad uno dei protagonisti della storiaccia ma soprattutto, quest’ultimo, viene considerato una sorta di quinta-colonna dell’Amministrazione Di Medio: pare brutto parlarne in pubblico!

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